Si vis pacem, para bellum.

Vegezio

 

          OPERAZIONE WAINSCOTT

 

 

 

 

 

 

 

 

                                                                                                                Romanzo

 

 

 

 

Kora Machado - Andrew Tucker

 

Alfonso Ricardo Machado, generale di Fidel Castro, per inconciliabili divergenze con il Governo, fuggì da Cuba e ottenne asilo politico negli Stati Uniti.

Reclutato dal servizio di anti spionaggio, con mansioni di consulenza, ottenuta la cittadinanza americana sposò Victoria Phillips, dipendente della CIA, che l’aveva seguito nella pratica di richiesta di asilo.

Andarono a vivere a Miami nella casa della moglie.

Dalla loro unione nacque Kora. Non ebbero altri figli.

Machado, uomo d’armi, insegnò alla figlia sin da bambina ad usare la sua pistola, una Colt 1911, e volle che ne conoscesse ogni piccolo dettaglio, facendogliela smontare e rimontare in continuazione. Kora con gli occhi bendati, riusciva a smontare e a ricomporre la Colt in pochi minuti.

Imparato a compensare con una perfetta postura il forte rinculo dell’automatica, si destreggiava con quell’arma con la disinvoltura di un militare veterano, acquisendo anche una mira formidabile.

A soli dieci anni sparava perfettamente, tanto da centrare una lattina di Coca Cola a quaranta metri.

Il padre negli Stati Uniti trovò la più esatta rispondenza ai suoi ideali di democrazia e di libertà. Kora crebbe con le medesime convinzioni e terminato il college, a ventidue anni, fece domanda per entrare nella Polizia.

La signora Phillips non fu troppa contenta che la figlia abbracciasse quella carriera, suo padre invece condivise totalmente la sua scelta.

Superato l’esame di ammissione a pieni voti, iniziò a lavorare negli uffici dell’Amministrazione.

Dotata di spirito combattivo, con carattere volitivo alimentato dall’irrequietezza dei suoi giovani anni, attendeva con ansia di terminare il tirocinio di noviziato per passare ad incarichi di tipo operativo.

Sentiva in sé la necessità fisica di esprimersi in ruoli di azione, e per questo scopo si allenava senza sosta nell’uso delle armi. 

Trascorreva gran parte del suo tempo libero al poligono di tiro, studiando la tecnica dei suoi più anziani ed esperti colleghi.

Osservava ogni loro mossa, ogni loro atteggiamento. Si concentrava soprattutto su quei tiratori che non svuotavano interi caricatori sullo stesso bersaglio, per non sprecare colpi inutilmente.

Comprese da subito che in azione risparmiare colpi può rappresentare la salvezza, e aveva altresì capito che centrare oggetti fermi serve a poco. Cominciò pertanto a esercitarsi su bersagli mobili.

Una sezione del poligono era dedicata a questo scopo.

In un’area apposita era ricostruito un angolo di città con palazzi e vie disseminate di sagome che apparivano all’improvviso, secondo un programma computerizzato che, con diversi livelli di difficoltà, di volta in volta ne cambiava la posizione e il numero.

Non erano molti i militari che vi si cimentavano.

Un alto graduato spesso era presente in qualità di osservatore, ma talvolta anche lui partecipava alle esercitazioni. Era bravissimo, il migliore di tutti, il più freddo, l’unico che non sparava mai più del dovuto, era il solo a concedersi qualche istante di riflessione prima di fare fuoco.

Andrew Tucker, questo il nome del graduato, sembrava avere a disposizione, più di ogni altro, un piccolo, infinitesimale, prezioso lasso di tempo che gli permetteva di osservare bene prima di far partire il colpo. Kora ne prese a studiare comportamenti e tempi, ma non aveva intuito che Tucker si esercitava perché lei, osservandolo, imparasse a sparare.

Per potersi addestrare con bersagli mobili, essendo necessario prenotarsi per tempo, Tucker conosceva i giorni in cui lei si sarebbe recata al poligono, e negli ultimi tempi il colonnello Andrew Tucker, ufficiale dell’Intelligence della Sezione Operativa, non mancava mai.

Una mattina le fu comunicato che il colonnello, voleva vederla.

Rimase non poco meravigliata. Si sentiva irrequieta. Da quel colloquio poteva dipendere il suo avvenire, e ne era consapevole.

Tucker, noto per il suo pragmatismo, avvezzo ad agire con determinazione, non si sarebbe scomodato se non per un motivo importante.

Il giorno dopo verso le ore 11.00 Kora sentì bussare alla porta dell’ufficio dove lavorava insieme ad un  collega.

All’apparire del graduato i due impiegati scattarono in piedi, mettendosi sull’attenti.

- Buon giorno, per chi non mi conosce, sono il colonnello Andrew Tucker del SOC, di cui sono certo avrete sentito parlare. Sono qui per conferire con la signorina Machado, e vorrei (guardando l’impiegato) restassimo soli. Mettiti comoda, dobbiamo parlare. -

Kora si sedette. Si sentiva calma, lucida e la presenza del colonnello non le dava alcuna sensazione di disagio, anzi era euforica e, visto così da vicino, era proprio un bell’uomo.

- Ho seguito le tue esercitazioni con attenzione e ho notato due elementi che sono apprezzabili: la buona precisione di tiro, e la freddezza con cui reagisci di fronte ai bersagli mobili. Due cose assolutamente importanti che ogni buon tiratore deve possedere entrambe. L’una senza l’altra non servono a niente.

Prima di sparare, bisogna sempre sapere a chi si sta sparando. Sembra logico, eppure credimi, molti tiratori sono carenti di questa qualità, per cui anche se precisi e veloci sono inutilizzabili come agenti. -

La parola agente le provocò una lieve sudorazione e, facendo l’impossibile per non tradire emozioni, continuò ad ascoltare il colonnello.

- Che tu abbia sentito parlare del SOC (Special Operative Core), ne sono certo, ma non sono altrettanto sicuro che tu sappia cosa rappresenti.

Il SOC è un nucleo operativo speciale, con sede a Savannah, formato da molti agenti addestrati ad azioni particolari per contrastare atti criminali ad alto rischio, proteggendo l’integrità e la sicurezza del nostro Paese e di Paesi nostri alleati, per i quali la destabilizzazione politica potrebbe compromettere equilibri internazionali di vitale importanza.

In una parola d’effetto, presa a prestito dal cinema, i nostri agenti sono dei veri e propri 007, con l’unica differenza che noi agiamo sempre in gruppo e mai da soli, anche se la missione, per questioni logistiche, è affidata a un agente singolo, ma gli altri sono costantemente presenti dietro le quinte, perché noi non lasciamo niente al caso né all’improvvisazione.

Studiamo la missione nei più piccoli particolari e pur se la parte di protagonista è affidata ad un solo agente, gli altri si occupano di tutti i dettagli, in maniera che, come in un puzzle, tutte le tessere s’incastrino al posto giusto. Con orgoglio, mi sento di dire che il SOC è la migliore di tutte le organizzazioni anticrimine del nostro paese ed io ne sono il capo. -

Kora si aspettava qualcosa del genere, ma non di questa rilevanza. Adesso le sue   mani erano veramente sudate e il cuore le batteva più velocemente del solito.

- Credo tu abbia capito. E’ mia intenzione arruolarti e fare di te un agente speciale. Se accetterai, dovrai fare un apprendistato che durerà quattro anni.  

Solo allora, sempre che ti dimostri all’altezza, diverrai un agente ed entrerai di diritto nel SOC. Questo è tutto, però prima di darmi la tua risposta rifletti bene su quanto ti ho detto e sappi sin da ora, anche se l’ho tralasciato, ma mi sembrava superfluo, che le missioni sono sempre ad alto rischio.

Tra tre giorni tornerò qui e mi darai la tua risposta.

Naturalmente nessuno dovrà sapere di questa nostra conversazione qualunque sia la tua scelta, e se diverrai un mio agente non dovrai mai rivelare a chicchessia quale sia la tua vera attività. Per questo ti saranno date delle coperture adeguate. Quando dico nessuno, intendo nessuno, nemmeno i tuoi genitori. Metterli al corrente del tuo vero lavoro significherebbe solamente esporli a rischi inutili. -

Tucker la saluta e se ne va.

I tre giorni che seguirono furono per Kora densi di riflessioni e di interrogativi. Non si attendeva un incarico così gravoso e l’inquietudine l’assalì spesso. Sapeva che un simile lavoro l’avrebbe privata di affetti, di punti di riferimento e le avrebbe condizionato tutta la vita futura. Il suo più grande desiderio, entrando in polizia, era di diventare agente effettivo, un detective, ma non aveva nemmeno lontanamente pensato di trasformarsi in una spia, però la determinazione e soprattutto l’ambizione di servire la società con un lavoro di così alto prestigio furono gli elementi determinanti che la indussero ad accettare, e così quando Tucker, al termine prestabilito, si presentò all’ufficio per avere la risposta, questa fu affermativa.

Il colonnello si congratulò con lei e la lasciò, dicendole che sarebbe stata contattata per iniziare l’apprendistato.

Due soli giorni dopo, il capo sezione dell’archivio le comunicò che era stata trasferita d’ufficio nel reparto operativo della Polizia.

L’incarico di facciata assegnatole era di fare da assistente ad un alto ufficiale che si occupava dei rapporti collaborativi tra il corpo di Polizia di Miami e i reparti militari della Georgia. L’alto ufficiale era naturalmente un uomo di Tucker e le ripetute trasferte a Savannah, sede del SOC, avrebbero egregiamente giustificato le assidue presenze di Kora in quella città, dove avrebbe atteso al suo addestramento, al termine del quale sarebbe entrata nei servizi speciali.

Iniziò così per lei un lungo periodo che sarebbe durato quattro anni, durante i quali avrebbe imparato a conoscere e ad usare ogni possibile arma. Fu addestrata nelle arti marziali, nell’uso del computer, studiò il russo e l’arabo.

Le fu anche insegnato a comportarsi in maniera elegante e raffinata, sotto la guida della Signora Eunice Cooper, una signora di sessant’anni, appartenente ad una delle famiglie più altolocate degli Stati Uniti, che per esperienza e per la sua innata eleganza conosceva tutto quello che c’è da sapere sui comportamenti da adottare in società, la maestra ideale per trasformare una giovane donna in una vera signora.

Kora, con volontà e dedizione incrollabili, si assoggettò umilmente a tutto quello che le venne imposto di fare, nell’assoluto convincimento che, soltanto con una preparazione eccellente, sarebbe diventata un ottimo agente.

Ad appena ventotto anni poteva ormai considerarsi una spia pronta all’azione.      

Alta un metro e settantacinque, viso da creola, occhi azzurri e pelle ambrata, con un corpo stupendo, guizzante e tonico, era diventata un’incantevole, seducente, micidiale arma letale.

Andrew Tucker nel frattempo era stato elevato al grado di generale.

Nel suo staff la punta di diamante era un pugno di agenti di provata fiducia e perizia, chiamato la Squadra.

Tucker, cinquantenne, non si era mai sposato ritenendo la famiglia, per chi esercita la sua professione, un vincolo da non potersi permettere e considerava i suoi agenti come i figli che non aveva avuto, sempre attento alle loro necessità, tenendoli continuamente sotto il suo controllo. Era riuscito, in questa maniera, ad ottenere da loro fedeltà e rispetto assoluti.

Il Comandante, così i ragazzi lo chiamavano, era un uomo dal carattere di ferro, sempre fermo nelle decisioni, mai tentennante, un gentiluomo che non conosceva l’adulazione e l’opportunismo.

La sua sfolgorante carriera era dovuta solo all’eccellenza dei suoi comportamenti in missione e agli ottimi risultati conseguiti.

Ora a capo del SOC, godeva di un potere pressoché illimitato, sia in mezzi che in relazioni, ma nonostante questo il suo primo pensiero era il benessere e la sicurezza dei suoi ragazzi. Non esitava a mandarli in missioni pericolose, ma mai prima di averne studiato ogni rischio, e non permetteva in alcun modo a nessuno di introdursi nella pianificazione di un progetto di missione, senza prima averne vagliato personalmente tutti i particolari, affinché i suoi agenti fossero in grado di fronteggiare qualsiasi imprevisto.

Questo suo atteggiamento infondeva nell’animo dei suoi uomini un senso di fiducia granitico, che li portava ad agire con indicibile sicurezza, essenziale per un agente operativo.

Tucker reclutava personalmente i suoi agenti, cercandoli nelle palestre, nei poligoni di tiro, in tutti i posti dove si svolgevano esercitazioni del personale di polizia. In una simulazione di scontro tra spacciatori di droga ed un plotone di poliziotti, del quale Kora faceva parte, Tucker che da diverso tempo aveva cercato un elemento femminile amalgamabile con gli altri, per avere un team perfetto e completo, soprattutto aperto ad ogni possibilità di intervento, avendo constatato l’ottima preparazione conseguita dalla ragazza, volle inserirla nella ristretta cerchia della Squadra composta da quattro agenti che, sebbene tutti giovani, potevano già definirsi dei veterani, preparati in tutto lo scibile anti spionistico, ognuno di essi eccellente in una specialità.

Eric, il più giovane, tecnico delle comunicazioni, molto abile con i computer riesce a rintracciare qualsiasi informazione, entrando in ogni sistema operativo.

Clarence addetto agli spostamenti guida qualunque cosa si muova, in terra e in acqua, in cielo. Sa pilotare ogni tipo di elicottero e di aereo, passando con disinvoltura da velivoli da ricognizione ai velocissimi caccia Falcon.

George maneggia e dosa gli esplosivi, calibrando al milligrammo la carica, con la disinvoltura e la precisione di un farmacista che prepara una medicina. E’ capace di far saltare il tappo di una bottiglia di champagne senza romperla.

Infine Steven, il più anziano, velocissimo, silenzioso, micidiale ti arriva alle spalle e ti mette il coltello alla gola in una frazione di secondo, talmente esperto in arti marziali che da solo può avere ragione di quattro o cinque uomini insieme. Un vero Bruce Lee.

Ha partecipato a diverse missioni, qua e là per il mondo, portandole tutte a termine con successo, dimostrando ottime qualità di stratega e grande attitudine al comando. E’ il numero uno, ai cui ordini tutti gli altri membri devono obbedienza.

Questa è la Squadra nella quale Kora entrò a far parte, avendo però davanti a sé altri due anni di preparazione sul campo, in operazioni di media difficoltà, prima di essere pronta al grande salto di qualità e partecipare a missioni operative ad alto rischio.

La vita attiva media di un agente dura non più di dieci anni, e Tucker che pretende sempre il massimo vuole che questo intervallo di tempo sia compreso tra i trenta e i quaranta anni di età, il periodo in cui le facoltà fisiche ed intellettuali dell’individuo sono al più alto livello raggiungibile.

In seguito, quando viene dismessa l’attività operativa, gli agenti entrano a far parte dell’Intelligence. Anche Tucker ha seguito lo stesso percorso.

I colleghi accolsero Kora con entusiasmo. Una donna li completava e li faceva sentire più uomini. Li umanizzava quel tanto perché si sentissero un po’ meno macchine da guerra.

Il Comandante osservò con molta attenzione l’ingresso di Kora nella Squadra, e soprattutto studiò le reazioni dei quattro uomini. Troppo bella per non scatenare nei ragazzi delle tempeste ormonali, voleva assolutamente che lei non costituisse elemento di distrazione. Il generale tenne un informale discorso, ricordando a tutti che, in anni di preparazione e di addestramento, era stato loro insegnato a ragionare solo con la testa.

I sentimenti, le emozioni, tutti i possibili stati d’animo dovevano essere banditi dal normale comportamento. Kora non doveva assolutamente essere considerata più di una collega e il suo bell’aspetto non doveva creare alcun motivo d’interesse.

Se ciò fosse accaduto, tutti i sacrifici compiuti per raggiungere l’attuale livello qualitativo, sarebbero stati inutili. Se fosse bastata una sottana ad annebbiare la mente di un agente, tutta la preparazione ricevuta sarebbe stata vana, perché gli sarebbe mancato l’elemento più insostituibile: la freddezza.

Il discorso, interpretato in chiave femminile, valeva anche per Kora.

In pochissimo tempo i cinque agenti si amalgamarono così bene che non si riscontrarono mai differenziazioni di trattamento e di sesso. Sembravano soltanto cinque colleghi, dediti interamente al lavoro, svuotati di qualsiasi pulsione sessuale.

Tucker ne fu fiero e pensò di avere finalmente degli agenti, come aveva sempre desiderato.

Per Kora l’addestramento continuava. Ora doveva cominciare a far pratica in azioni vere.

All’iniziò le furono assegnati incarichi di supporto all’Intelligence in missioni non particolarmente pericolose. In questa fase, il compito della ragazza era quello di osservatore. Doveva solamente visualizzare quello che accadeva in azione, senza intervenire, al diretto comando di Steven che, di volta in volta, le avrebbe fornito spiegazioni precise affinché conoscesse ogni particolare ritenuto opportuno per il buon fine della missione.

In tal modo Kora andava completando la sua formazione, prima di diventare attiva sul campo.

 

 

 

Londra - John Sturgess

 

Evelyn Coleridge, capo del personale della sezione londinese della CIA, bussa alla porta del Direttore Albert Sisley appena arrivato in ufficio.

- Buongiorno signor Direttore. -

- Buondì Evelyn, entra pure. Perché questa visita? -

- Gary Sturgess della sezione stampa, da due giorni è assente. Ieri ho provato a chiamarlo a casa, ma inutilmente. Vive solo. Al cellulare non mi ha risposto, ma non mi sono preoccupata molto.      

Sturgess è giovane e poiché ieri era lunedì ho pensato che forse avesse bisbocciato durante il week-end. Ogni tanto capita con gli impiegati, ma oggi la sua assenza mi preoccupa. Naturalmente ho provato a telefonargli di nuovo sia a casa che al cellulare, ma senza successo. Un particolare mi ha impensierito. Il suo cellulare, ieri suonava regolarmente, mentre oggi, risulta disattivato, ma perché prima di disattivarlo, avendo senza dubbio notato la mia telefonata, non mi ha richiamato?

Gary è educato, premuroso e questo comportamento non è da lui. La cosa mi preoccupa. -

- Senti Evelyn, so con certezza che Sturgess non ha un incarico molto importante qui da noi, ma non ricordo quale sia. Ora a cosa sta lavorando? -

- E’ un analista e sta facendo il lavoro di sempre. Prende in esame i giornali e le riviste di maggior divulgazione per controllarne gli articoli di nostro interesse, confrontandoli e rilevandone diversità che potrebbero contenere interpretazioni alternative a quella ufficialmente accreditata. A questo proposito va detto che è molto attento ed anche piuttosto bravo. Più di una volta, grazie a lui, è emerso che alcune notizie, non vere, erano state divulgate o per semplice propaganda politica o per sviare l’attenzione generale da avvenimenti più importanti. E’ questo il suo lavoro, impegnativo e indispensabile. -

- Decisamente sì. - Conclude Sisley. E poi continuando - Dobbiamo fare qualcosa.  

Per cominciare affidiamo l’incarico al nostro nucleo investigativo interno e comunichiamo la sua scomparsa alla Polizia, rilasciando i dati personali di Sturgess, una sua fotografia e la targa della sua macchina, senza però denotare allarmismo, dicendo semplicemente che un cittadino inglese alle nostre dipendenze risulta irreperibile da due giorni.

Se la Polizia dovesse chiedere perché ne abbiamo denunciato la scomparsa, risponderemo semplicemente che Sturgess non avendo egli dei parenti è toccato a noi il compito di avviarne le ricerche.

Non dovranno essere fatti riferimenti al suo incarico, limitandosi a dire, nel caso venisse richiesto, che questo tipo di informazione può essere rilasciata solo dalla Direzione. -

- Bene signor Direttore, mi metto subito al lavoro. Buongiorno! -

Evelyn esce dall’ufficio. Sisley perplesso e pensieroso comincia a rimuginare per tentare di capire quali possano essere stati i motivi di un così improvviso e inspiegabile allontanamento dell’impiegato.

Pensa possa trattarsi di cosa di poco conto, ma Sturgess lavora per la CIA ed è suo dovere vagliare ogni possibilità.

Le risposte plausibili sono due.

La prima è che si tratti di un malore, ma la disattivazione del cellulare non depone bene a questo proposito perché se, cosciente del proprio stato di bisogno, Sturgess avesse voluto chiedere aiuto, il mezzo più logico sarebbe stato il telefono, se invece per il malore fosse svenuto, non avrebbe potuto disattivarlo.

In entrambi i casi questa ipotesi è da escludersi.

La seconda riguarda una probabile diserzione o un sequestro, ma chi sarebbe interessato ad un impiegato con modeste mansioni, e ammessa tale eventualità, perché aspettare un giorno prima di eliminare il cellulare e non farlo subito?

Gli investigatori di Sisley iniziano subito le indagini. Si recano a casa di Sturgess. E' piccola e con pochi mobili. In una parete trovano impilati centinaia di long playing e un numero ancor più grande di compact disc.

Sturgess, appassionato di musica classica, spende tutto in dischi e concerti.

Ogni disco viene attentamente esaminato. Il lavoro richiede qualche ora, ma alla fine non si rileva assolutamente niente. Anche il suo computer, a un primo esame, non mostra alcunché di particolare, nessun file sospetto, nessuna mail significativa. Controllano i tabulati dei suoi telefoni, ma anche qui, niente. 

Il giorno seguente Sisley riceve una telefonata dal tenente di Polizia Mc Cole cui è stato affidato il caso.

- Signor Direttore, sono il tenente Mc Cole, l’incaricato dell’indagine sul suo uomo scomparso, potrebbe venire da me? Ho delle notizie da riferirle. -

- Certamente, sarò da lei tra mezz’ora. -

Arrivato alla gendarmeria, Sisley si fa condurre da Mc Cole.

- Signor tenente eccomi qua. Trovato qualcosa? -

- Per la verità non molto signor Sisley, ma potremmo aver individuato un punto su cui indagare. Ieri, analizzando alcuni filmati ripresi da telecamere poste in un centro commerciale dove, sabato sera all’incirca verso le ore 19.00, è avvenuta una rapina, in una di queste registrazioni è comparsa, in mezzo a tante altre macchine, quella di Sturgess in una zona non molto lontana dal negozio rapinato. Non c’è niente di sospetto in quella presenza, niente che possa ricondurre al crimine perpetrato, ma di Volkswagen cabriolet vecchio tipo non ne girano molte e sapendo che il suo uomo ne guida una mi sono insospettito. Ho controllato la targa. E’ la sua.

Ora nel filmato si vede chiaramente che la vettura è ferma al margine della strada sul lato sinistro e il conducente sta parlando con qualcuno. Purtroppo la zona è in ombra e lontana dalla telecamera.

Del conducente non si rileva alcuna immagine, mentre del suo interlocutore appare solamente un’indecifrabile macchia scura.

Noi della polizia analizziamo sempre, in casi analoghi, anche i filmati antecedenti l’accaduto, nella speranza di scorgere elementi che ci siano di aiuto, questo però è quanto siamo riusciti a trovare. Non è molto, ma è tutto quello che abbiamo, mi dispiace.

La ripresa in questione risale alle ore 23,00 circa di giovedì, due giorni prima della rapina. -

- Grazie dell’interessamento tenente e mi scusi, potrei avere una copia della registrazione?

Vorrei farla analizzare dal nostri tecnici. -

- Certamente! Immaginavo l’avrebbe chiesto. L’ho fatta preparare. -

Sisley ringrazia e se ne va. 

Arrivato in ufficio convoca il suo agente capo investigativo, comunicandogli di avere una traccia su cui lavorare. Il disco viene subito preso in esame. Si estraggono alcuni fotogrammi, nei quali le immagini sono maggiormente visibili e vengono passati più volte ad uno scanner ad altissima risoluzione, fino a quando nella macchia scura che ritrae il misterioso interlocutore si scorgono dei tenui, appena percettibili lineamenti di un volto che nell’oscurità, un fievole raggio di luce è riuscito a catturare. L’immagine ricavata è indecifrabile, ma è comunque un inizio. Con un programma di interpolazione digitale, sulla base degli elementi riscontrati, l’immagine viene arricchita con altri pixel e, attraverso successive elaborazioni, finalmente il volto è definibile.

E’ poco più che un identikit, seppure discretamente ben delineato, purtroppo però quel viso, sottoposto ad un programma di riconoscimento facciale, non dà alcuna risposta.

Però, poiché ogni cosa ha in sé la sua giustificazione, immediatamente viene passato in rassegna tutto l’operato degli ultimi mesi di Sturgess.

Dagli accurati controlli effettuati, niente di sospettoso si riscontra dall’attività di questo impiegato, che invece sembra essere diligente e coscienzioso e anche la sua vita personale appare senza macchie.

Sisley vorrebbe venire a capo della questione prima di informare la direzione centrale americana dell’agenzia, ma non potendo più aspettare informa Langley dell’accaduto.

Il suo diretto superiore americano gli chiede di inviare con sollecitudine un dettagliato resoconto e se, dopo un attento esame, si riterrà necessario verrà chiamato di persona a riferire sui fatti.

Il giorno stesso Sisley, invia tutta la pratica in Virginia, ma sebbene minuziosamente esaminata, per mancanza di elementi significativi il caso viene archiviato come semplice scomparsa di persona.

 

 

 

New York - Bill Douglas

 

Una settimana avanti l’episodio di Londra, Bill Douglas, giornalista, impiegato nell’ufficio stampa dell’FBI di New York è stato avvicinato da un pregiudicato, noto alla polizia americana come estremista anarchico che, anche se mai fu provato, sembra abbia avuto qualche ruolo nella strage dell’11 settembre.

Contrariamente a Sturgess, l’addetto stampa, di cui già da tempo per altri episodi si era rilevato un comportamento non perfettamente consono al suo incarico, era costantemente tenuto sotto osservazione e l’avvicinamento con l’estremista è stato prontamente notato.

Il fatto, seppure inquietante, non aveva creato un particolare stato d’allarme, perché il pregiudicato potrebbe essere uno dei tanti informatori di cui i giornalisti si servono per i loro servizi, ma ora con la scomparsa di Sturgess l’episodio visto in una nuova prospettiva lascia presagire altre possibilità.

 

Operazione Wainscott

I primi capitoli

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