UN'ESISTENZA COMPLICATA

I primi cinque capitoli

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Alle mie figlie Carlotta e Natalia

 

 

 

 

 

L’economia è un gioco di bussolotti con i dadi truccati, le cui leggi sono studiate perché il “ricco” faccia sempre e solo sette e tutti gli altri un ben misero due.

IRWIN SHAW

 

 

 

 

 

 

 

UN’ESISTENZA COMPLICATA

 

Intrighi politici e finanziari

 

 

 

 

 

 

 

Romanzo

 

 

 

 

 

 

Capitolo I

 

A San Lorenzo, capitale della piccola repubblica sudamericana del Coreguay, il sole, appena levato, irradia di luce i giardini dell’Escorial, dimora privata di Alvaro Castro, dove il maggiordomo Felipe, nella fresca aria mattutina, sta curando cespugli di rose.

I giardini, per l’effluvio dei fiori multicolori bagnati di rugiada e il cinguettio degli uccelli che salutano il giorno, appaiono come un angolo di paradiso terrestre, ma l'incantesimo si dissolve in una frazione di secondo, quando un colpo d’arma da fuoco rompe quella magica atmosfera, facendo disperdere nel cielo un nugolo di ali variopinte.

Lo sparo sembra provenire dagli appartamenti padronali che si affacciano sui roseti.

Felipe istintivamente lancia uno sguardo sulla grande terrazza al secondo piano. La finestra della camera del sig. Castro è aperta.

Si precipita verso il palazzo.

Attraversa a grandi passi la hall e di corsa sale i gradini dell’ampia scala che conduce all’appartamento del padrone.

Bussa alla porta. Nessuno risponde.

Passando per un salottino della suite entra nella camera e sul letto in una pozza di sangue, vede Castro che stringe in mano la sua Walter 7,65.

Gli parla, lo scuote, purtroppo inutilmente. E’ morto. Felipe avverte la polizia e l’avvocato Ector Mendez, uno dei legali di famiglia, per comunicargli l'accaduto, pregandolo di trasmettere la triste notizia alla moglie di Castro, la signora Linda che vive a Boston, sua città natale.

La servitù accorre nell’ala padronale. Il palazzo si riempie di pianti e grida di dolore. Il padrone era molto amato. I suoi domestici, nutrono un profondo e sincero affetto per lui, padrino di battesimo per molti dei loro figli e nipoti.

Felipe impartisce a tutti i domestici l’ordine di ricomporsi in attesa della polizia che, di lì a poco, arriva con due macchine al comando del tenente Elizondo.

Sono circa le 7,30 del 16 marzo 2000.

Il maggiordomo conduce il tenente sul luogo dell’accaduto e lo informa che in casa, al momento della morte del padrone, c’era solo la servitù. Il personale al completo è riunito in biblioteca a disposizione della polizia per le domande di rito. Tutti rilasciano una loro sommaria deposizione.

Nessun sospetto emerge dagli interrogatori. Non c’è niente che possa spiegare il gesto.

Castro non aveva nemici, era un uomo importante, un grande signore, un filantropo, dedito a opere di beneficenza,  e per quanto Elizondo ne sappia, questa è la verità.

Alcuni agenti raccolgono le deposizioni, altri eseguono rilievi e scattano fotografie. 

Nel palazzo si sta svolgendo al completo il lavoro preciso e puntuale delle forze dell’ordine, in attesa della scientifica.

Frattanto fotografi e giornalisti sono accorsi sul luogo.

C’è gente che va e viene. I camerieri servono caffè a tutti i convenuti. Più che sulla scena di un crimine, sembra di trovarsi nell’atrio di un albergo.

L’avvocato Mendez non tarda ad arrivare. Il tenente gli rivolge subito una serie di domande, ma le risposte non aggiungono niente a quanto già detto dai servitori.

L’avvocato, al pari delle altre persone interrogate, sembra sinceramente confuso e disorientato.      

Anche lui non è in grado di dare una spiegazione, confermando che Castro non avesse preoccupazioni di sorta, tantomeno di salute.

Al tenente Elizondo, dopo quest’ultima deposizione, non resta altro da fare che interrompere il lavoro dei giornalisti, sigillare la porta della stanza ove è avvenuto il suicidio e attendere l'arrivo del magistrato.

La mattina seguente la vedova Castro, arrivata da Boston in piena notte, è al palazzo della polizia di San Lorenzo. Bellissima, bionda, poco più che trentenne, elegantemente vestita, seppure in maniera dimessa, come esige la circostanza, è seduta in un salottino in attesa di essere ricevuta dal tenente.

Mostra un atteggiamento freddo, distaccato, non improntato al dolore.

Molto più giovane del marito, nei due anni di matrimonio ha vissuto la maggior parte del tempo a Boston, lontana dal consorte, con il quale si vedeva solo raramente, perlopiù in occasione di eventi mondani e ufficiali.

Era stato Castro a volere questo. Aveva voluto una moglie bellissima da sfoggiare in pubblico e in poche altre rare occasioni, mantenendo così intatta tutta la sua autonomia, senza ingerenze, senza l’obbligo di fare il coniuge a tempo pieno.

Tra i due c’era un contratto matrimoniale ben preciso, che poco lasciava all’amore e molto all’apparenza.

Il comportamento della signora è quindi pienamente giustificato, e da lei nessuno si aspetta di vederla in gramaglie nel ruolo di vedova addolorata.

Elizondo la riceve e le rivolge alcune domande, ma il suicidio resta ancora un mistero, perché la vedova non rilascia dichiarazioni tali da rendere il tenente più informato di quanto già non sia e dopo aver fornito elementi riguardanti la sua vita privata, assolutamente irrilevanti per la vicenda, lascia il commissariato.

Qualche giorno dopo il magistrato, non essendovi altri fatti che permettano nuove indagini, chiude il caso archiviandolo come suicidio.

 

Capitolo II

 

Dopo quasi vent'anni di carriera Luis Barranco, cronista de El sol, quotidiano filodemocratico di San Lorenzo, non è riuscito a farsi un nome nell’ambiente giornalistico.

Non si è sposato, ha scelto di rimanere libero credendo così di avere maggiori possibilità di successo facendo un lavoro dove non esistono orari, né feste, né vacanze programmabili ma, nonostante queste rinunce, deve amaramente ammettere di non essere stato capace di crearsi un suo spazio nel mondo del giornalismo, tanto meno di aver raggiunto una sicurezza economica, che gli dia la garanzia di un avvenire tranquillo e la prerogativa di condurre una vita agiata.

Sono questi i suoi pensieri mentre è sotto la doccia. Uscito dal bagno si prepara un caffè e si veste per andare al giornale.

Come tutte le mattine passa all’edicola. Compra dei quotidiani che sfoglia qua e là, tanto per tenersi aggiornato sui fatti di cronaca. Il caso Castro è stato chiuso velocemente, senza indagini. Nessuno si è dato pensiero di chiedersi perché un uomo così altolocato scompaia dal mondo come uno qualunque e Alvaro Castro non era uno qualunque.

La sua morte improvvisa, priva di ogni spiegazione, è inquietante e non studiarne il motivo gli sembra impensabile.

La permanenza di Castro nel Coreguay, durata appena cinque anni, è iniziata nel mistero e sempre nel mistero ha trovato il suo epilogo.

Come può una storia siffatta non destare interesse? Tanta gente vorrebbe conoscere meglio quest’uomo, passato nel Paese come una meteora.

Perché non raccontare la sua storia? E perché non potrebbe essere proprio lui a farlo? Narrare la parabola del miliardario e dare un significato alla sua morte, non solo costituisce un dovere di cronaca, ma potrebbe anche rappresentare la buona occasione per uscire dall’anonimato. Con le giuste informazioni, Barranco sa di poter  realizzare un buon lavoro.

Le gesta dei ricchi e delle persone di successo fanno sempre presa sui lettori.

Il giorno stesso telefona alla vedova Castro, chiedendole di essere ricevuto perché intende scrivere un articolo sul marito così tragicamente scomparso, benvoluto, amato da tutti, amico dei potenti e famoso per la sua filantropia.

La vedova, considerando questo proposito un doveroso omaggio alla memoria del marito, gli concede un appuntamento per il giorno seguente.

L'indomani, in anticipo sull’orario stabilito, Barranco è all'Escorial, sontuoso palazzo del '600 di raffinata architettura castigliana, decorato da stuccatori e pittori della scuola del Velasquez, fatti appositamente giungere da Madrid.

Il giornalista è invitato ad accomodarsi in un grande salone dal soffitto affrescato con scene mitologiche e le pareti rivestite di specchi incastonati in preziose cornici barocche.

Il pavimento, tutto un gioco d'intarsi mirabilmente eseguiti con marmi colorati, è occupato solamente da alcuni divani e da grandi tavoli da salotto, sopra i quali sono in mostra sculture d’avorio, ceramiche, argenti di eccellente fattura. Due enormi lampadari veneziani di Murano conferiscono all’ambiente, già di per sé fastoso, un senso di grande ricchezza.

Mentre Barranco, comodamente seduto su uno dei divani, sta pensando che in meno della metà di quella stanza potrebbe entrarvi tutto il suo appartamento, la signora Castro fa il suo ingresso.

Alta, con i suoi corti capelli biondi e gli occhi verdi, è bellissima. Indossa un abito di seta color ghiaccio, con la gonna che le arriva appena sotto il ginocchio. Sulle sue delicate mani, dalle dita affusolate e le unghie curatissime, si nota solamente una sottile vera nuziale. Anche le braccia e il collo sono privi di gioielli. La signora sfoggia unicamente alle orecchie, due smeraldi montati a giorno che s'intonano elegantemente alla giada dei suoi occhi.

Il suo portamento è altero e dolce al contempo. Sicura di sé e cordiale, con uno smagliante sorriso che mette in risalto denti perfetti in una bocca stupenda, va incontro a Barranco mentre un lieve, inconfondibile profumo di Chanel n. 5 si spande nell’aria.

Barranco pensa di non aver mai visto una donna così bella e raffinata, una donna degna di un re, quale era Alvaro Castro.

Con un impeccabile baciamano, Barranco porge i sui ossequi alla bella signora. Si siedono e iniziano a parlare del marito.

Il giornalista pone diverse domande ma la vedova dice le medesime cose già riferite alla polizia.

Intuendo che con quelle notizie, non potrà scrivere nulla di originale, Barranco chiede il permesso di visitare il palazzo, sperando di trovare qualche spunto per il suo pezzo giornalistico.

La signora, si offre di accompagnarlo nella visita e deambulando per i vari saloni e salotti, si fermano alla porta della biblioteca.

 - La biblioteca era l’ambiente preferito da mio marito, il luogo dove trascorreva gran parte del suo tempo, dove leggeva, ascoltava la sua musica e vi lavorava anche. Da qui Alvaro seguiva i suoi affari pubblici e privati. Del suo studio si serviva solamente per ricevere avvocati e consulenti commerciali che, mi creda, sono parecchi. -

Barranco pensa che in biblioteca forse potrà trovare qualche indizio che lo metterà sulla strada giusta. Se Castro vi passava tanto tempo, qualcosa d'interessante ci sarà sicuramente.

 - Signora, mi permetterebbe di vederla? Penso mi sarebbe utile per comprendere al meglio la personalità di suo marito che non ho avuto il privilegio di conoscere.

Sa, un oggetto, un libro forse o che so io un disco, possono rivelare molto del carattere di una persona. -

 - Se lo desidera, si accomodi pure. -

Barranco, apre la porta e dopo aver ceduto il passo alla signora, entra.

Nella biblioteca, tra le scaffalature dei libri, quadri, sculture e mobili, c’è persino uno schermo di tela bianca.

 - Suo marito si faceva proiettare dei film qua dentro? -

 - Sì, Alvaro era un grande appassionato di cinema, in particolare gli piacevano i noir francesi. Soleva dire che per fare un buon film poliziesco non è necessario ricorrere agli effetti speciali e a quelle inverosimili sparatorie che si vedono nei film americani, mentre tutto dovrebbe essere semplice e lineare, perché il gangster, proprio perché tale, non ama le complicazioni, né le situazioni ingarbugliate che richiedono pazienza e tempo, prediligendo invece azioni dirette ed immediate, dove il fatto si consuma in pochi minuti con un colpo di pistola ben sparato.

Sono queste le caratteristiche specifiche e peculiari del noir francese, non le sembra? -

Barranco annuendo: - Sono d’accordo con lei, anche a me piacciono moltissimo le pellicole francesi, non a caso Jean Gabin e Alain Delon sono tra i miei attori preferiti. -

Tra le tante cose presenti nella biblioteca, una più delle altre sollecita l’interesse del giornalista: i giornali periodici.

Su di un tavolo, impilate, ci sono diverse riviste italiane. Tante e di ogni tipo. Ve ne sono di politica, di finanza, di attualità.

Barranco è incuriosito.

 - Mi perdoni la domanda, perché tante riviste e soltanto italiane? Il sig. Castro conosceva benissimo l’inglese e lo spagnolo. -

 - Vede signor Barranco, Alvaro era italiano e, secondo lui, più che la televisione il modo migliore per tenersi aggiornato sui problemi economici e sociali del suo paese era di leggere i giornali.

Era abbonato a diversi periodici che gli venivano regolarmente recapitati. -

 - Capisco. - Replica Barranco.  - E sono certo che il motivo non può essere che questo. -

Non è però del tutto convinto, perché va bene per il gossip e per l’attualità, almeno quella italiana, ma non per la finanza. Per questa materia i giornali più autorevoli sono quelli inglesi e americani, ma di questi non ce n'è nemmeno uno.

 - Signora, io sono un osservatore della società e della politica dell’Italia e siccome conosco un poco la lingua italiana, mi permetterebbe di prendere qualcuna di queste riviste, magari tra le più recenti? -

- Ne prenda quante ne vuole, tanto ormai non servono più a nessuno. -

Barranco ringrazia la deliziosa signora e salutandola si avvia verso l’uscita della casa, portando con sé sei riviste, tre di finanza e tre di attualità.

 

Capitolo III

        

Di Alvaro Castro non si sapeva molto.

Aveva sessant’anni e sebbene soltanto da cinque fosse arrivato in Coreguay, in solo così poco tempo era riuscito a scalarne i vertici della società.

Era un finanziere. Faceva affari, giocava in borsa, e disponeva di una enorme fortuna che sembrava essere illimitata.

I suoi ricevimenti, tra i più esclusivi del Paese, gareggiavano in sfarzo e mondanità con quelli che il Governo dava per ospiti illustri, quali capi di Stato e rappresentanze diplomatiche straniere.

Appassionato di caccia organizzava delle battute, alle quali partecipavano tutti i vip del Coreguay e di altri Stati sudamericani.

Filantropo, impegnato nei più importanti sodalizi di beneficenza, era presente in tutti i comitati sportivi, dal golf, al polo, al tennis, allo Yachting Club del quale era il rappresentante di più alto spicco.

Aveva una piccola flotta di barche private, che usava solamente per il suo piacere personale. Era membro di consigli di amministrazione di molte banche e strettissimo amico del Presidente della Nazione.

Sua moglie, oltre che per la sua bellezza, era famosa per i suoi gioielli e per il suo ricercatissimo guardaroba che, ad ogni stagione, rinnovava in Italia e in Francia dai più famosi stilisti.

Le famiglie più autorevoli dello Stato, erano orgogliose di avere l’amicizia e la benevolenza di Castro.

Si diceva che essere suoi ospiti significava essere persone arrivate.

Godeva di altissime protezioni.

A casa sua si potevano incontrare eminenti esponenti del governo, il capo della polizia, magistrati, illustri prelati, industriali ed altri miliardari par suo.

Era un privilegiato del sistema.

Questo era Castro, o meglio questo era il Castro degli ultimi cinque anni, ma i suoi trascorsi erano sconosciuti a chiunque, e di lui nient’altro si conosceva.

Un personaggio senza passato. Si sapeva soltanto esserlo di origine italiana, ma della sua vita trascorsa in Italia non c’era alcuna informazione, né qualcuno che potesse dire da dove venissero le sue ingenti disponibilità economiche. 

Un uomo partorito dal nulla.

Barranco, del miliardario scomparso, sa solo questo e nient’altro.

A casa, il giornalista sfoglia attentamente i periodici presi in casa Castro, iniziando da quelli finanziari, con l’intento di trovarvi qualche notizia sulle attività del defunto, o almeno qualche dettaglio che lo colleghi alla finanza internazionale.

Controlla le notizie di borsa, gli scambi commerciali, le fusioni multinazionali, nella speranza di scorgervi il suo nome, ma inutilmente e, a tale proposito, pensa che Castro, essendo finanziariamente uomo di altissimo livello, abbia operato attraverso società che non portano il suo nome.

Presso il suo giornale, la Camera di Commercio, il Ministero del lavoro e altri istituti preposti all’uopo, Barranco s'informa sul finanziere, cercando di scoprire quali siano le sue aziende.

Alvaro Castro è plurimiliardario, ma non ha alcuna azienda. Sembra che le sue fortune derivino dalla Borsa perché questa sembra essere stata la sua unica occupazione commerciale.  

Il giornalista, tutto preso dalla ricerca sulle attività economiche del suo uomo, che credeva fossero la chiave di lettura di quelle riviste finanziarie, non mostra alcun interesse per le altre e se ne dimentica.

Si reimmerge totalmente nel suo solito lavoro, senza pensare più a Castro, non essendo riuscito a scoprire niente su cui  scrivere, poi un giorno, mentre  in salotto sta  guardando la televisione, abbandonate sopra un tavolo  rivede le riviste e distrattamente prende in mano una di quelle tre che non aveva esaminato, quelle di attualità. La rivista parla di fatti riguardanti i personaggi Vip della società italiana, delle solite cose: feste, ricevimenti, premiazioni, amori, tradimenti, divorzi, praticamente gossip, niente di particolare.

Dopo averla sfogliata distrattamente la chiude e la rimette al suo posto.

Nota però che in un punto le pagine non combaciano perfettamente. 

In quel punto c’è la deformazione tipica dell’impaginatura che si forma, quando il rotocalco viene ripiegato, dorso su dorso, per una più agevole lettura.

Lì, c’è sicuramente una notizia che Castro ha letto.

Il giornalista incuriosito cerca di capire quale possa essere l’articolo che ha destato l’interesse del lettore, ma l’impresa non è facile, in quelle pagine vi sono diversi piccoli articoli.

Prende un’altra rivista che ha la medesima deformazione e vi trova un solo articolo, tutto dedicato ad una famiglia italiana di nome Gallo.

Riesamina la prima rivista e tra i vari piccoli articoli, ne trova uno di poche righe che parla della stessa famiglia. Prende il terzo periodico e qui ci sono due pagine intere in cui si parla di Sonia Gallo, una delle giovani donne della dinastia.

Tre giornali e tutti e tre riportano episodi dei Gallo. Non può essere una coincidenza, però vuole approfondire.

Ha bisogno di consultare altre riviste e telefona alla signora Castro, per chiederle se può riceverlo.

In pochi minuti è all’Escorial e poiché nel precedente incontro gli era stata data la possibilità di portarsi via tutti i giornali che voleva, non esita a chiederne degli altri.

La signora gentilissima come sempre, da una cameriera gliene fa riempire una sacca.

Barranco, dopo aver informato la signora Castro dell'articolo che sta scrivendo sul marito e che prima di pubblicarlo glielo sottoporrà per avere il consenso alla divulgazione, la ringrazia per essere stato ricevuto e se ne va.

Con la disamina dei periodici, inizia per il giornalista un’avventura professionale che lo condurrà dove mai si sarebbe aspettato di arrivare.

Mettendo da parte le riviste finanziarie prende ad esaminare  quelle riguardanti i fatti di costume e di mondanità, in cerca di articoli sulla famiglia Gallo. Ne trova tanti e di varia natura. 

In alcuni si parla della vita miliardaria che i Gallo conducono, in altri delle loro finanze che sono considerevoli, in altri ancora delle loro amicizie politiche e dei legami con il mondo finanziario.

L’ipotesi di essere sulla pista giusta, sta diventando sempre più reale e a conferma di ciò, Barranco osserva, analizzando i periodici, che di questi ha solo numeri non in sequenza, e poiché Castro, essendo abbonato doveva averli tutti, evidentemente aveva tenuto soltanto quelli che lo interessavano e guarda caso in tutte, proprio in tutte, le copie conservate si parla sempre di fatti riguardanti la solita famiglia.

Quei continui aggiornamenti sulla vicende della famiglia italiana non possono essere semplici casualità, ma devono essere tessere di un mosaico vasto ed intricato e celare, aldilà delle notizie che recano, segreti e verità interessanti.

Barranco deve ricostruire la vita di Castro, scoprire chi fosse e cosa facesse prima di arrivare nel Coreguay. La famiglia Gallo sembra essere l’unico collegamento tra lui e il suo passato, ma per iniziare un'indagine, si deve sempre partire da un punto fermo, inequivocabile e l’unica isola di certezza, in questo mare di mistero, è l'inspiegabile suicidio.

E’ finita un’altra giornata. 

Barranco si sente stanco ma contento di aver raggiunto un inaspettato risultato.

Si concede ancora un whisky davanti al telegiornale della notte e se ne va a dormire.

 

 

 

Capitolo IV

 

Di buon mattino Barranco si reca al Dipartimento di polizia e chiede dell’agente Pedro Gonçalves, suo amico, al quale spesso si rivolge per avere qualche notizia da pubblicare.

- Buon giorno Pedro come stai? Tua moglie? I figli? Tutti bene? Sono qui perché ancora una volta ho bisogno del tuo aiuto. Sai quel Castro, quel miliardario suicida di cui tanto si è parlato. Chissà, forse chiedo troppo, ma mi sarebbe indispensabile, per una traccia che sto seguendo, conoscere l’elenco delle cose rinvenute nella stanza dove è stato trovato cadavere. Pensi si possa fare? -

- Perché no? Purché ti accontenti solo di leggerlo. Non ti posso assolutamente fare delle copie, ma se si tratta di vederlo, di dargli una sbirciatina, a patto che la cosa resti tra te e me, non c’è problema. Aspettami qui e non farti notare tanto. Arrivo subito. -

Dopo pochi minuti il poliziotto si presenta all'amico con una cartella.

- Qua dentro c’è tutto quello che si sa e che è stato rilevato. Vediamo. Questo no... quest’altro nemmeno... ma ecco qua l’elenco completo degli oggetti rilevati nella stanza del suicidio.

Dai un’occhiata in fretta! -

Barranco, quasi si trovasse al cospetto di una bella donna, nervoso ed eccitato scorre la lista e tra le tante cose elencate, vede che c’è anche Tutti, una rivista italiana di attualità di cui ha già altri numeri presi dalla casa di Castro. Del periodico però c’è solo il nome, non sono riportati né il numero, né la data di pubblicazione.

Luis spera si tratti dell’ultima edizione uscita.

- Grazie Pedro, ti devo un favore. -

- Fosse solo uno…- Risponde in tono amichevole il poliziotto.

Luis lascia il Dipartimento di polizia e corre alla prima edicola. L’edicolante gli dice che quella rivista non viene importata, almeno per quanto lui ne sappia, però lo informa di una libreria in centro che, su specifica richiesta dei clienti, fa venire dall'estero dei giornali, normalmente non commercializzati.

Barranco vi si reca, chiede della rivista, e gli dicono che ne importano una sola copia per El pueblo, un giornale locale.

Fino a poco tempo prima ne arrivava anche un’altra ed era per il sig. Alvaro Castro.

A Barranco non resta che andare al El pueblo e chiedere in visione la copia.

Alla redazione del giornale c’è gente in continuo movimento, telefoni che squillano, computer su tutti i tavoli e un gran chiacchierio di sottofondo.       

Muoversi là dentro per Luis è facile. E' giornalista e conosce bene quei posti.

Con l’occhio navigato del mestierante cerca tra le persone quella più abbordabile e la individua in un tipo sui cinquant’anni, ben vestito, con la pancetta e la calvizie tipica dell’età, a prima vista affabile, pacioso e pronto alla chiacchiera. Gli si avvicina.

- Ciao collega, sono Luis Barranco, giornalista di El sol. Sto facendo uno studio sulle riviste internazionali che arrivano nel nostro paese.

Ho saputo che il vostro giornale acquista dei periodici dall’Italia e ti sarei grato se potessi guardare qualcuno di quelli che avete, per farmi un’idea di come sono strutturati.

Mi basta guardare solo gli ultimi numeri che vi sono pervenuti, quelli che avete a portata di mano, giusto per rendermi conto di come lavorano i nostri colleghi europei.

Mi puoi aiutare? -

- Certo che sì! Mi chiamo Emanuel Bigas. In archivio troverai quello che ti serve. Di periodici italiani ne acquistiamo solo tre o quattro e nessuno li legge mai, per cui li troverai senz’altro disponibili. Seguimi! -    

In uno scaffale, ordinati per numero di pubblicazione, ci sono vari periodici, tra questi, alcuni italiani, uno dei quali è Tutti.

- Senti Bigas, posso guardarmeli con calma, oppure devo fare in fretta? -

- Mettici tutto il tempo che vuoi, io ti lascio qui e quando hai finito, torna da me. -

Castro era morto circa quindici giorni prima. Tutti è una rivista settimanale, per cui Barranco esclude subito gli ultimi due numeri e comincia a sfogliare il terzultimo. Gira le pagine con lentezza, con calma, osservandole bene una per una e finalmente trova un articolo sui Gallo.

La signorina Sonia Gallo è stata vista a Durban, in Sudafrica, località famosa per gli sport acquatici di cui si sa essere appassionata praticante, in compagnia di alcuni amici non identificati.

E’ sicuramente questo l’ultimo articolo che Castro ha letto sui Gallo.

Un articolo che in sé non contiene niente di particolare, ma che dà ancora una conferma del fatto che Castro avesse un particolare interesse per quella famiglia.

Senza farsi notare Luis, esce dall’archivio con la copia del giornale ed entra in sala redazione, dove mescolandosi ad altri giornalisti, con la massima indifferenza, senza farsi notare, si dirige verso una fotocopiatrice. Copia alcune pagine e subito dopo rientra in archivio. Rimette la rivista al suo posto, torna da Bigas per ringraziarlo della cortesia ed esce dalla redazione.

L’ipotesi di essere vicino a un grosso scoop giornalistico sta ormai diventando certezza, essendo stato Alvaro Castro un uomo di primo piano nel paese, perché un'indagine che riveli a fondo la sua vera natura non passi inosservata e priva di interesse.

Ormai non ci sono più dubbi che tra Castro e i Gallo vi siano dei legami, ma fino a dove giungano e quale ne sia l’origine non è di semplice soluzione, ma se di Castro si sa ben poco, forse della famiglia Gallo si può sapere di più.

Nel Coreguay le notizie disponibili sulla famiglia tendono a confermare che si tratta di gente di grande prestigio e disponibilità economiche enormi, al punto che un crack finanziario dalle proporzioni incredibili, avvenuto alcuni anni prima, non è riuscito a modificarne il tenore di vita miliardario.

In quelle notizie, anche se non c’è niente che riguardi Castro e nessun indizio che lo metta in relazione con i Gallo, Barranco sa di aver fatto centro.

A San Lorenzo però, informazioni su fatti accaduti in un Paese straniero, diversi anni orsono, non sono facilmente reperibili.

Forse solamente in Italia, dove gli eventi sono avvenuti, potrà trovare elementi per la sua ricerca.

 

 

 

Capitolo V

 

Il giorno seguente Luis bussa alla porta del Direttore del suo giornale, gli parla del caso al quale sta lavorando e sommariamente lo informa delle sue recenti scoperte.

Il Direttore ascolta Barranco con molta attenzione e, quando questi giunge alla fine della sua esposizione, chiede: - Che ne pensa capo, se mi recassi in Italia per eseguire indagini più approfondite e scoprire legami ed eventuali connessioni finanziarie esistenti tra Castro e i Gallo? Forse laggiù troverò il motivo che spinge un uomo all’apice del successo, con una vita oltremodo invidiabile, a togliersi la vita. -

Replica il Direttore. - Ma se la morte del miliardario non avesse niente a che vedere con i fatti italiani e le tue ipotesi fossero soltanto semplici congetture? Capisci bene che non ti posso mandare dall'altra parte del mondo, senza qualcosa di concreto in mano. - 

- E’ giusto capo! Ed è possibile che io abbia solo tanta fantasia, ma un uomo di quell'importanza, merita comunque che gli si dedichi del tempo, per capire cosa può averlo portato al suicidio. Se si è miliardari, si sta bene in salute, si gode di grande popolarità, si ha una moglie che sembra finta per quanto è bella e si è appena sessantenni, spararsi un colpo di pistola, le sembra normale? -

Il Direttore è dubbioso e restio a concedere il permesso per la trasferta, ma dalle giuste argomentazioni che Barranco gli sottopone non può rifiutare.

Il rischio che non si arrivi a nulla c'è, ma deve essere comunque corso. L’insuccesso è parte integrante di ogni lavoro e il loro non fa eccezione.

Del resto, se qualche altro giornale dovesse muoversi in questa direzione, arrivando a rivelare notizie sensazionali, e questa eventualità esiste, sarebbe un grave danno per El Sol, che pur avendo fiutato lo scoop in tempo, non ne ha approfittato, e di sicuro l’Editore non ne sarebbe felice.

- E va bene Barranco, vai pure in Italia, ma mi dovrai tenere informato ogni giorno su quello che farai e soprattutto, se vuoi avere il mio appoggio verso l’Editore, mi dovrai portare dei risultati concreti.

Ti posso dare soltanto una settimana. Dopo, se non avrai trovato niente d'importante su cui lavorare, te ne tornerai subito qui.

Siamo d'accordo? -

- Grazie e vedrà che non dovrà pentirsene. Parto stasera.  C’è un volo per Roma alle 17,30. -

- Però...vedo che non hai perso tempo. - Dice il Direttore. - Sei sicuro del fatto tuo e questo mi rincuora. Telefono immediatamente in segreteria perché ti assegnino un fondo spese e mi raccomando, una settimana, non un giorno di più. Ciao e buon viaggio. -

El sol, buon quotidiano però di modeste proporzioni, anche perché il Coreguay essendo piccolo non può avere molti lettori, non ha come i grandi giornali dei corrispondenti fissi nei paesi stranieri, ma si avvale soprattutto di agenzie di stampa e talvolta pubblica anche articoli di cronisti free lance. Pertanto Barranco sa di non poter contare in Italia su contatti precisi, e dovrà chiedere il supporto di qualche giornalista indipendente per iniziare subito il lavoro, nel poco tempo che gli è stato concesso.

In quelle ore che lo separano dalla partenza, tra i corrispondenti stranieri che hanno lavorato per il suo giornale ne cerca uno che sia italiano.

Trova alcuni nomi, ma sono essenzialmente di cronisti che si occupano o solo di politica o solo di finanza e lui invece ha bisogno di un collega che si muova dappertutto, perché non sa ancora dove indagare.

Nota che un servizio dall’Italia, sul mondo della finanza, in cui si parla di finanzieri e industriali italiani, porta la stessa firma di un pezzo sulla moda, recentemente pubblicato da El sol nel Coreguay.

Questa potrebbe essere la persona giusta! Un giornalista versatile che s'interessa di vari argomenti è esattamente quello di cui Luis Barranco ha bisogno e fortuna vuole che sia anche fotografo, o meglio fotografa, perché si tratta di una donna: Claudia Angelillo, di Roma.

Chiede in segreteria come può entrare in contatto con la giornalista. Gli dicono che di lei hanno indirizzo postale, indirizzo e-mail e persino il numero del cellulare.

A San Lorenzo, sono le ore 11,10 del mattino, a Roma sono le 6,10. 

Se Angelillo è in Italia ora starà dormendo e magari il suo telefono è spento, tant'è che Barranco non riesce a prendere la comunicazione.

Non importa, proverà più tardi.

Se ne va a casa a prepararsi per il viaggio e fa qualche telefonata a colleghi e amici per avvertirli che starà via un po’ di giorni.

Passa in banca a ritirare dei soldi, fa ancora qualche commissione personale e sono già le ore 13,00 circa, mentre in Italia sono le 8,00 e forse Angelillo si è svegliata, ma niente da fare, il cellulare è ancora spento.

Ha tutto il tempo di andare al suo solito ristorante e tra il traffico per arrivarci, il pranzo e un paio di sigarette passa un’ora e mezza. 

Adesso a Roma sono le 9,30. Dovrebbe essere il momento giusto per telefonare. Finalmente il telefono squilla. Barranco conosce un poco l’italiano e non gli è difficile farsi capire.

- Buongiorno signora Angelillo, mi scusi se la disturbo. Non ho il piacere di conoscerla, mi chiamo Luis Barranco, sono un giornalista di El sol del Coreguay, per il quale lei ha collaborato con alcuni servizi. Le sto telefonando da San Lorenzo. -

- Buongiorno. - Risponde Angelillo con la voce ancora impastata dal sonno.

- La prego di scusarmi signora per l’ora mattutina, forse lei sta ancora dormendo, mi permetta di chiamarla più tardi. -

- Non importa, ormai è ora di lavorare. Ieri sera ho fatto le ore piccole. -

- Mi spiace importunarla di primo mattino, ma ho urgente bisogno di un collegamento in Italia e ho pensato di rivolgermi a lei.

Sarei felicissimo se potesse aiutarmi.  E’ stato deciso tutto oggi e poiché in giornata arriverò in Italia, è questo il motivo per cui la sto chiamando adesso. Mi auguro solo che si trovi a Roma. -

- Sì, sono a Roma, ma potrei saper di cosa si tratta, prima di darle una risposta? -

- Gradirei non parlarne al telefono, ma creda l’argomento è molto, molto particolare e sono certo che sarà di suo interesse. Comunque, dopo che le avrò spiegato tutto quanto, se non dovesse trovare il lavoro di suo gradimento, potrà sempre dirmi di no. -

- D’accordo, verrò a prenderla all’aeroporto. A che ora arriverà? -

- Alle 20,30 ora italiana, a Fiumicino. -

- Bene! Sarò là ad aspettarla. Sono mora e indosserò un impermeabile nero. Oggi fa brutto tempo e piove. A questa sera.  Arrivederci. -

- Arrivederci signora, a questa sera. -