Godere la vita

DI BELISARIO RIGHI


 

Ho compiuto settant'anni.

Davanti a me c'è un futuro breve e incerto. Alle spalle invece, ho un passato lungo e pieno di accadimenti che rappresenta la parte più interessante della mia esistenza. Quando però, mi scopro a pensare alle mie passate cose, non ho ancora ben compreso perché, di queste, me ne sovvengono prepotentemente solo alcune, anche se i fatti che le riguardano, si sono svolti in pochi anni, rispetto ai settanta vissuti. 
Ne La montagna incantata
Thomas Mann ci dice che lo scandire del tempo è segnato dai fatti che si susseguono, ma se questi sono tutti uguali, il tempo non passa e resta immoto, giacché, per noi mortali, il tempo è anche la capacità di ricordare e allora perché ricordare tanti giorni spesi a fare le stesse cose? Un giorno solamente li rappresenterà tutti e nella nostra memoria, ci sarà posto soltanto per quello. 
Si può vivere cent'anni ed aver vissuto solo un giorno, mentre una breve vita densa di azioni e passioni può essere lunghissima, perché tante e significative sono le cose che, in essa, si sono fatte. 
Della mia vita, vissuta in maniera convulsa e fors'anche compulsiva, il ricordo e quindi il tempo che la rappresenta è legato a periodi in cui, senza uno schema preciso, inventavo quotidianamente le mie giornate. 
Nei giorni liberi da impegni di lavoro, com'era bello alzarsi il mattino, senza avere idea di cosa avrei fatto a mezzogiorno.

Mi lasciavo scivolare addosso la vita, accettandola senza condizionamenti, senza stupidi programmi preordinati. Dove avrei pranzato? Chi lo sa! Forse un amico mi avrebbe invitato a pranzo, o forse sarei stato io ad invitare una ragazza, per poi passarci il pomeriggio insieme, o perché no, magari quel giorno non avrei mangiato e sarei rimasto a letto.  
Che bello vivere senza condizionamenti, senza sapere già da prima, quello che succederà dopo!

E così, mentre le ore del giorno passavano senza regole e programmi prestabiliti, si arrivava alla sera e la sera era ancora più bella perché era l'alba della notte, che annunciava sempre cose meravigliose e appaganti, che potevano durare sino al mattino del giorno dopo. 
Quante volte, mi sono svegliato a Roma e ho dormito a Firenze o a Napoli, quante altre volte sono uscito con una ragazza e ho passato la notte con un'altra. 
Questa era la mia vita. E ora quando ripenso al mio passato, sono solo questi i ricordi che mi dicono di essere stato vivo e di aver vissuto, con l'eccezione degli anni dedicati alle mie figlie, che hanno segnato la parte più bella e più importante del mio vivere. Per il tempo trascorso con loro, che è stato tanto, baratterei tutto, ma prima di essere padre, sono stato uomo e animale e come tale, i miei istinti spinali m'hanno indotto a vivere in una maniera meravigliosamente disordinata e quando ripenso a quegli anni sregolati, mi sento felice e mi accorgo di come la mia vita sia stata lunga e quanti siano i ricordi che occupano le cartelle della mia memoria. 
Una vita spesa a pensare, oltre che ad essere brutta, non serve a niente, ma se la si consuma, rapportandosi con il mondo e le persone che s'incontrano, amandole o odiandole, provando per loro passioni, e per questo, soffrirne o gioirne, allora potremo dire di aver vissuto, allora potremo dire di aver fatto parte di questo mondo bellissimo, nel quale, senza che ci sia stato chiesto, se lo desideravamo o no, ci siamo trovati dentro.

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