Alla ricerca del tempo perduto

DI BELISARIO RIGHI



Orologio esploso - di Salvador Dalì

Quando Marcel Proust scrisse Alla ricerca del tempo perduto, il suo capolavoro, non sappiamo cosa avesse in mente, ma appare evidente dalla lettura dei suoi scritti, che intendesse ritrovare momenti perduti attraverso odori, immagini e sensazioni che affiorano ai nostri sensi riportandoci al passato. Proust non si peritò di approfondire il concetto di spazio-tempo, e le sue stupende dissertazioni sul presente che torna dal passato hanno un sapore squisitamente poetico e filosofico e niente attingono dalla scienza.

La nostra vita è tutta a ritroso nel tempo e ogni attimo che viviamo è solo un'eco del passato.

Viviamo nel perenne ricordo di un'interminabile sequenza di fatti che ci allontana costantemente dal presente e si rifà al nostro vissuto.

Quando pensiamo a una cosa qualunque, non teniamo in conto che il nostro cervello nel momento in cui inizia a elaborare il pensiero, prima che l'operazione sia compiuta, per quanto il nostro processo mentale sia veloce, passerà comunque qualche nanosecondo perché il concetto venga elaborato, cosicché, anche se crediamo che tutto avvenga in tempo reale, nella fattispecie, il concetto sarà vecchio, anche se solo di qualche miliardesimo di secondo, ma comunque vecchio rispetto a quando abbiamo iniziato il processo raziocinante.

E analogamente quando osserviamo il volto di una persona, l'immagine, che attraverso gli occhi si formerà nel nostro cervello, per comporsi avrà bisogno che la luce arrivi ai nostri occhi.

La luce viaggia a circa trecentomila chilometri al secondo, tanto che il chiarore della luna arriva a noi dopo appena un secondo e mezzo e quello del sole dopo otto secondi, per cui il volto della persona davanti a noi che stiamo osservando arriverà dopo una frazione infinitesimale di tempo, e la persona che vedremo, da quando l'abbiamo guardata è già invecchiata, perché le modificazioni genetiche avvengono senza soluzione di continuità temporale, e allora davanti a noi non c'è più la ste