Andrei Pomaceski | Analisi dell'Annunciazione

DI BELISARIO RIGHI



Andrei Pomaceski era nato a Cracovia. Laureato in storia dell’arte, con una tesi sulla pittura rinascimentale toscana, grazie all’ottimo voto di laurea conseguito e alle conoscenze del padre, funzionario statale, aveva subito trovato lavoro come archivista presso il Ministero dei Beni Culturali, ma poiché l’impiego non gli dava troppe soddisfazioni e lo stipendio era piuttosto esiguo, si licenziò dopo due anni.

Sulla scia della forte emigrazione, dovuta anche al pontificato di Papa Wojtyla, all’età di ventisei anni decise di venire a Firenze.

Dopo una serie di lavori saltuari, dal facchino al posteggiatore abusivo ed altre attività precarie, trovò impiego come commis di cucina presso un ristorante del centro, un lavoro modesto, che gli dava però la sicurezza di uno stipendio tutti i mesi.

Un giorno passando davanti ad una libreria, vide affisso un cartello appeso al vetro.

Si richiedeva un commesso, il quale avrebbe dovuto vendere stampe e riproduzioni d’arte che, ad eventuale richiesta del cliente, sarebbero anche dovute essere incorniciate.

Andrei non aveva mai fatto il commesso, tantomeno sapeva come si tratta col pubblico e non aveva la minima idea di come si debba incorniciare un quadro, ma pensando che questo lavoro sarebbe potuto essere il primo, seppur limitato, contatto con il mondo dell’arte, entrò nel negozio.

Il proprietario, sig. Baldi, dopo un breve colloquio, lo assunse e l’indomani Andrei prese servizio.

Facilitato dalla sua cultura e soprattutto per l’esperienza fatta come archivista nei musei polacchi, ben presto si fece notare per la perizia con cui svolgeva il suo lavoro. Sapeva consigliare al cliente indeciso quale fosse la stampa giusta da acquistare, o la veduta di Firenze più interessante, e se gli veniva richiesta una cornice, senza esitazione si adoperava al meglio, indicando quella, a suo avviso, più acconcia.

Era bravo. La sua bravura fu notata da parecchie persone e sovente entravano nel negozio anche dei galleristi che gli chiedevano consigli sul tipo di cornice per alcune tele.

Il Sig. Baldi, lo incoraggiava a instaurare rapporti con i mercanti d’arte, anche se così facendo, sapeva benissimo che lo avrebbe perduto, ma si era talmente affezionato a questo ragazzo esperto e diligente, che voleva dargli una chance di miglioramento. Voleva che ottenesse un lavoro più adeguato alle sue capacità.

La libreria, si trovava in Via Por S. Maria, e la sera, terminato il lavoro, Andrei tornava a casa a piedi, essendo il suo alloggio poco distante, vicino alla Chiesa di San Romano, nei pressi di Palazzo Pitti.

Per rincasare non faceva la strada che chiunque avrebbe fatto, attraversando Ponte Vecchio per poi continuare diritto verso Palazzo Pitti. Andrei uscendo dal negozio, troncava per una viuzza laterale e andava in Piazza della Signoria, dove si fermava ad ammirare le opere dell’Orcagna, di Michelangelo, del Cellini, di Donatello e poi imboccava la via che conduce alla Galleria degli Uffizi.