Arte fantastica

DI BELISARIO RIGHI



Arte e fantasia, un binomio legato in modo indissolubile, tanto che la prima non può prescindere dalla seconda. L’Arte senza uno slancio che conduca l’artista al di fuori della contingenza realistica, non può essere creativa e la creatività è la matrice fondamentale di ogni opera d’arte. In questo la fantasia, divenendo fantasia creativa, assume un ruolo di primaria importanza, perché rappresenta tutto ciò che è oltre il reale, attingendo al bello, al sublime, ma anche al grottesco e all’orrido, mettendo in gioco ogni possibilità espressiva, nella rappresentazione di un risposta spirituale agli interrogativi che invadono l’animo, cercando sfogo nell’impulso creativo e quando questo si estrinseca e si materializza in un’opera, per quanto strana e bizzarra essa possa essere, si sarà realizzata un’opera d’arte. Perché l’Arte è fantasia e la fantasia è arte. L’uomo ha sempre cercato di dare forma e significato all’inesplicabile, tentando di comunicare agli altri esseri umani il proprio senso della bellezza e perché no, anche della mostruosità, avvalendosi di tutti i mezzi disponibili. Nel tentativo di rendere concreti i sogni, sono nati, filosofi, scrittori, scienziati, musicisti e comunque, sempre, gli artisti. L’arte figurativa visionaria è quella che più di tutte le altre forme d’arte si è cimentata in questo campo, creando immagini surreali e metafisiche, che siano di dialogo tra il reale e l’irreale, tra il concreto e il fantastico e spesso anche, tra il contingente e il trascendente. “Chi non immagina lineamenti più forti e più belli, toni più forti e una luce migliore di quanto il suo occhio mortale possa vedere, non sa immaginare affatto” William Blake.

Mati Klarwein

Artista geniale e visionario si ispira alla cultura pop, al simbolismo e al surrealismo. Nelle sue opere fonde psichedelìa ed etnicismo esotico, temi erotici e religiosi, compendiando il tutto nel suo particolare stile fantastico-surrealista, definito surrealismo psichedelico.

Fuga in Egitto - Mati Klarwein - 1960


Il suo lavoro più famoso Annunciazione è stato adottato dal musicista Santana per la copertina dell’album ABRAXAS.

Annunciazione - Mati Klarwein - 1961


Salvador Dalì

La tentazione di Sant’Antonio dipinto da Salvador Dalì nel 1946 a New York è un olio su tela delle dimensioni di 90 x 120.

La tentazione di Sant'Antonio - Salvador Dalì - 1946


Sant’Antonio innalza un crocefisso, in segno di protezione, verso un cavallo bianco imbizzarrito, dietro al quale avanzano quattro elefanti. Gli animali, simboleggiano il Male nelle sue diverse espressioni. Il cavallo è la pazzia che domina i lussuriosi e la violenza del potere. Mentre i quattro elefanti trasportano sui loro dorsi oggetti e immagini simboliche di chiara connotazione erotica. Il primo porta una piramide, alla sommità della quale appare una donna nuda che si tocca con volgare sensualità; il secondo trasporta un obelisco, evidente simbolo fallico; il terzo trasporta una costruzione in stile palladiano al cui interno campeggiano parti di corpo femminile; il quarto, in fondo, in parte nascosto dalle nuvole, tiene sul dorso una torre, altro simbolo fallico. Il luogo dell’azione è desertico e la desolazione del paesaggio acuisce l’angoscia delle tentazioni, mentre la nudità del Santo richiama la fragilità dell’essere umano, che si aggrappa a un atto di fede per difendersi dalla furia che lo sta per travolgere. Le zampe dei pachidermi, esili come quelle dei ragni, con la loro deformazione allungata e sottilissima permettono agli animali di entrare in una dimensione posta tra la terra e il cielo, tra realtà e spiritualità, rendendo ancora più onirica l’immagine.


Lawrence Alma-Tadema

Le Rose di Eliogabalo, dipinto da Sir Lawrence Alma Tadema nel 1888, è ispirato da episodi di vita dell’Imperatore romano Eliogabalo.

Le rose di Eliogabalo - Lawrence Alma-Tadema

Dipinto in stile tipicamente decadentista, per la ridondante rappresentazione degli elementi estetici, dove i tratti caratteristici della pittura dell’artista, quali il senso di molle accidia e l’invasività di decorazioni floreali, sono tutte presenti e insieme concorrono a descrivere la raffinata e depravata dissolutezza della corte dell’Imperatore romano Eliogabalo. Lo sguardo compiaciuto e interessato, verso gli efebi sommersi dai petali di rose, dell’Imperatore (il primo a sinistra) e di sua madre (al centro) con un amico, cui fanno pendant i gioiosi giovani ragazzi seduti alla loro tavola, é l’elemento realistico che serve da contrappunto alla coralità visionaria d’insieme e ne accresce l’aspetto di fantastico surrealismo.


Odilon Redon

In quest'opera, il pittore ritrae Polifemo che contempla le nudità di Galatea, in un’atmosfera onirica inquietante che rimanda ai peggiori incubi.

Il ciclope - Odilon Redon - 1895

Odilon Redon importante esponente del simbolismo in pittura si ispira alla grande letteratura simbolista del tempo, da Poe a Baudelaire a Huysmans, trasfigurando sulle tele le sue idee, i suoi pensieri, i suoi sogni e le sue forti emozioni. Le sue opere, colme di visioni inquiete e misteriose, vanno oltre il realismo ottocentesco e aspirano ad una realtà trascendente. Redon intende la pittura come la visualizzazione dell’inconscio, esattamente come si presenta nel sogno, dove le sensazioni e le figure, pur attinenti alla realtà quotidiana, esulano dal raziocinio ed entrano in una sfera emozionale che non ha più legami con la logica.






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