DI BELISARIO RIGHI



Le tre età della donna - Dipinto di Gustav Klimt



Nel corso dell'esistenza ci sono momenti importanti che rappresentano delle pietre miliari nel cammino della vita, spesso non avvertiti dall'animo, ma che attendono a profonde modificazioni del nostro intelletto e determinano fasi ben precise del nostro vivere.

Da giovani si sogna e il sogno ci accompagna per molti anni, creandoci visioni ottimistiche e pregne di ogni possibilità. A queste visioni affidiamo il nostro futuro e di esse ci nutriamo quotidianamente, ritenendole assolutamente realizzabili. Non ne ravvisiamo difficoltà di attuazione, tantomeno viene meno la nostra sicurezza di poterle realizzare.

Ci sentiamo onnipotenti e pensiamo che il mondo debba piegarsi e genuflettersi ai nostri piedi, al nostro volere.

Una volontà di onnipotenza ci domina e il più piccolo dubbio sulla realizzazione dei nostri sogni nemmeno ci sfiora.

Siamo sicuri di noi stessi e con questa certezza ci avvicendiamo sulla strada del nostro futuro.

A nulla valgono gli insegnamenti di chi, più vecchio ed esperto di noi, ci redarguisce sulle difficoltà che incontreremo per rendere concreti i nostri sogni.

Non ci interessa quello che ci viene detto, né crediamo nelle difficoltà che ci vengono enunciate.

Siamo sicuri, arroganti e prepotenti.

Siamo intrepidi e volitivi.

Ci sentiamo troppo forti rispetto a queste persone che consideriamo deboli mostrandoci ostacoli che rappresentano solo l'incapacità di chi ci ha preceduto.

Noi no!

Noi non siamo incapaci.

Noi siamo bravi.

Noi abbiamo capito tutto e le chiacchiere degli altri che hanno fallito non ci interessano.

Noi siamo concreti e pragmatici.

Noi sappiamo bene come gestire la nostra vita e niente ci spaventa.

Beata gioventù! E' stato bello viverla e bersela in un sorso, come fosse Coca Cola. E mentre la trangugiavamo ci sentivamo rinfrescati dalla calura della vita, non tenendo in alcun conto che attingevamo da una piccola borraccia che presto si sarebbe svuotata, mentre stavamo attraversando un deserto di milioni di chilometri quadrati e saremmo stati costretti a modificare, ridimensionare le nostre aspettative e quando questo accadde eravamo ormai arrivati alla fine della giovinezza ma, ancora prestanti e perennemente investiti della nostra virtuale immortalità ci incamminammo verso la maturità, però piano piano, sommessamente ad alcuni sogni si sostituirono degli incubi che la notte spesso ci impedivano di dormire, perché la meta agognata sembrava più lontana, molto più lontana di quanto avevamo pensato.

Eravamo diventati grandi e i nostri piccoli, infantili e beati sogni di bimbo si volatilizzarono, si immolarono alle difficoltà della vita che prepotentemente bussavano alle porte della contingenza.

Contingenza! Parola triviale che evoca bisogni, difficoltà e dolore.

Prendemmo coscienza di questo nuova condizione di pensiero e iniziammo a intravedere, nel novero delle possibilità, più difficoltà di quante ne avessimo potuto immaginare.

Ci fermammo per un istante a riflettere su questa nuova condizione e constatammo quanto fosse crudamente reale, e in poco tempo svanirono illusioni e sogni e non guardammo più avanti a noi con gli occhi della fiducia.

In noi si spense la meravigliosa possibilità dell'irrealizzabile e dovemmo iniziare a confrontarci con la bieca e vile realtà che non aveva più in sé le certezze di un avvenire magnifico e lucente.

I fuochi d'artificio che inizialmente illuminavano le nostre notti furono sostituiti da fioche candele che, alla loro tremolante luce, ci mostrarono un cammino arduo e pericoloso, nel quale ci stavamo addentrando.

Eravamo diventati uomini!

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