Deposizione di Van der Weyden e rivisitazione di Alex Gross

DI BELISARIO RIGHI




Rogier Van der Weyden 1433 – 1435 - Deposizione

Il dipinto di Rogier Van der Weyden, esposto al museo El Prado di Madrid, realizzato a olio su tavola, di dimensioni cm. 220 x 226, era la parte centrale di un trittico che fu smembrato delle ante laterali, nelle quali erano raffigurati, in una i quattro evangelisti e nell'altra una resurrezione.

L'opera eseguita per la chiesa di Notre-Dame di Lovanio, è uno dei più grandi capolavori dell’arte rinascimentale fiamminga. L’azione incentrata sulla figura di Cristo, non tralascia il senso di commozione generale e di partecipazione alla tragedia di tutti i presenti, in particolare di Maria, con il viso illuminato da un esangue pallore, ritratta drammaticamente nell’atto di svenire, sorretta da San Giovanni e da una pia donna.

Degne della grande maestria di Van der Weyden sono le delicate variazioni cromatiche prodotte dai riflessi della luce sulle vesti dei figuranti, come il mantello damascato di Giuseppe d'Arimatea, esempio strabiliante della padronanza della tecnica a olio raggiunta dal Maestro.

Perfetto nella tecnica e nella descrizione dell’evento, denso di misticismo e di ieraticità, probabilmente è la più bella tra tutte le Deposizioni, e in quanto tale non necessita di commenti, tantomeno abbisogna di interpretazioni criptiche, come chi ha voluto intravedervi alcune battute musicali simili a quelle dello Stabat Mater Dolorosa del compositore e teorico musicale fiammingo Guillaume Dufay.

Alex Gross 2002 - Deposizione

Il pittore americano Alex Gross nel suo quadro, chiara rivisitazione della Deposizione del Van der Weyden, pur mantenendo la verticalità del dipinto di riferimento e la stessa impostazione dei volumi, ha trasportato l’azione nel secolo diciannovesimo (come si evince dai costumi dei figuranti), introducendo elementi di vario tipo che concorrono nell’insieme a dare drammaticità e universalità all’evento. Gli astanti, ad eccezione di Giovanni Battista che sorregge la Vergine e della Maddalena, ultima figura a destra, sono orientali. Sullo sfondo, nel cielo, un aereo con un motore in fiamme sta precipitando. E’ un segno di morte e di sventura, che altrimenti potrebbe essere stato rappresentato da un nero corvo. I figuranti, compreso Gesù Cristo, sono stati sostituiti da donne. Unica eccezione: Giovanni Battista. E infine, la pia donna piangente, alle spalle di Giovanni è stata sostituita da un vaso di iris, creando così un bilanciamento perfetto di volumi, in tre blocchi di tre personaggi ciascuno: il blocco a sinistra con la Vergine, il blocco centrale con Gesù Cristo e il blocco di destra con la Maddalena che impugna una cinepresa. Iconograficamente l’iris sta a significare la profondità dei sentimenti più alti ed aulici, quali l’amicizia, la fiducia, la verità, la saggezza, la fede, la speranza, a seconda del colore. L’iris azzurro-blu, detto anche giaggiolo delicato simboleggia la fede e la speranza. Inoltre nel fiore ricorre molte volte il numero tre, perché tre sono i tepali interni eretti, tre quelli esterni ricadenti, tre sono gli stami, tre le diramazioni dello stelo, tre le logge in cui è suddiviso il frutto, ma tre è anche il numero che nella tradizione cristiana è legato all’immagine della Santissima Trinità, per cui l’iconografia cristiana ha assunto questo fiore come simbolo di fede, di coraggio e di saggezza. Numerosi sono in questo dipinto gli elementi di blasfemia. Gesù che diventa donna completamente svestita. Nel blocco di destra, tra Giuseppe d’Arimatea e la Maddalena, una donna dallo sguardo cinico e freddo si sostituisce alla figura maschile dal volto triste e disorientato, fa da pendant alla Maddalena, alla sua sinistra, che con il suo bel faccino da occidentale si distrae dal contesto per guardare altrove, mentre impugna una cinepresa, quasi, con professionalità documentarista, dovesse stigmatizzare la scena. Il tutto però è trasceso dalla giocondità del giardino giapponese, dove i peschi lasciano cadere nel vento i petali dei loro fiori, ed è purgato dalla maschera di dolore della Vergine che svenuta alle sofferenze del Figlio fa rientrare la scena nella cornice d'immensa tragicità.

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