Deposizione di Van der Weyden e rivisitazione di Alex Gross

DI BELISARIO RIGHI




Rogier Van der Weyden 1433 – 1435 - Deposizione

Il dipinto di Rogier Van der Weyden, esposto al museo El Prado di Madrid, realizzato a olio su tavola, di dimensioni cm. 220 x 226, era la parte centrale di un trittico che fu smembrato delle ante laterali, nelle quali erano raffigurati, in una i quattro evangelisti e nell'altra una resurrezione.

L'opera eseguita per la chiesa di Notre-Dame di Lovanio, è uno dei più grandi capolavori dell’arte rinascimentale fiamminga. L’azione incentrata sulla figura di Cristo, non tralascia il senso di commozione generale e di partecipazione alla tragedia di tutti i presenti, in particolare di Maria, con il viso illuminato da un esangue pallore, ritratta drammaticamente nell’atto di svenire, sorretta da San Giovanni e da una pia donna.

Degne della grande maestria di Van der Weyden sono le delicate variazioni cromatiche prodotte dai riflessi della luce sulle vesti dei figuranti, come il mantello damascato di Giuseppe d'Arimatea, esempio strabiliante della padronanza della tecnica a olio raggiunta dal Maestro.

Perfetto nella tecnica e nella descrizione dell’evento, denso di misticismo e di ieraticità, probabilmente è la più bella tra tutte le Deposizioni, e in quanto tale non necessita di commenti, tantomeno abbisogna di interpretazioni criptiche, come chi ha voluto intravedervi alcune battute musicali simili a quelle dello Stabat Mater Dolorosa del compositore e teorico musicale fiammingo Guillaume Dufay.