Eos, la leggenda di Aurora – Lacrime e dolori della dea dalle dita rosate

DI BELISARIO RIGHI



Eos - Fotografia di Belisario Righi


Nell’Odissea, Omero la chiama la dea dalle dita rosate, per il colore rosa che all’alba diffonde nel cielo. Aurora (Eos in greco antico), divinità di origine greca, appare pervasa da un alone di luce. Si leva ogni mattino, per dissolvere le tenebre della notte e annunciare la luce del giorno, spargendo sulla terra una tenue luce rosata.


Eos, dea dell’aurora, sorella del Sole e della Luna, sposa di Astreo, coltivò parecchi amori fedifraghi, tra cui Zeus e il dio della guerra Ares amante di Afrodite che sdegnata per il tradimento del suo amato punì Eos, condannandola ad avere un desiderio sessuale inesauribile e ad innamorarsi continuamente di comuni mortali. Un giorno passeggiando presso la città di Troia, Eos conobbe Titone, un ragazzo di straordinaria bellezza, figlio di re Laomedonte, ma Titone essendo un mortale perché lei potesse amarlo da dea, quale era, pregò Zeus, di concedere al ragazzo il dono dell’immortalità e sfuggire così alla maledizione di Afrodite. Dalla loro unione nacquero Emazione e Memnone. Durante l’assedio di Troia Mnemone fu ucciso da Achille e da quel triste giorno la dea dell’aurora piange inconsolabilmente il proprio figlio ogni mattina e le sue lacrime formano la rugiada.


Le lacrime di Eos - Fotografia di Belisario Righi




Innumerevoli sono gli artisti che l’hanno raffigurata, a volte alata,



Aurora in un tempio etrusco




altre su di un carro trainata dai cavalli, Lampo e Fetonte,


Aurora - Soffitto affrescato - 1621 Dipinto del Guercino


oppure davanti al carro del Sole, alla cui guida c’è Apollo circondato dalle Ore danzanti.



Apollo sul carro del Sole - 1613-1614 Affresco di Guido Reni




E’ stata rappresentata anche in scene che riguardano la sua vita amorosa.

Cefalo, figlio del re della Focide, era un abile cacciatore e abitualmente la mattina si recava sul monte Imeto per la caccia al cervo. Eos, come ogni mattino percorrendo il cielo con il suo carro notò il giovane e attratta dal suo bell’aspetto, ancora una volta s’innamorò perdutamente, e con l’aiuto di Eros che colpì Cefalo con un dardo facendolo invaghire di lei, fu riamata.



Aurora e Cefalo - 1810 Dipinto di Pierre-Narcisse Guerin




Per avere il suo amante tutto per sé, Aurora rapì Cefalo e con il carro del Sole lo portò su nel cielo.



Peter Paul Rubens – Aurora rapisce Cefalo




Titone ormai vecchio, avendo avuto da Zeus l’immortalità, ma non il dono dell’eterna giovinezza, fu inesorabilmente abbandonato dalla passionale dea per il giovane Cefalo.


Aurora si congeda da Titone - 1704 Dipinto di Francesco Solimena




quando lascia Titone che, per intercessione di Aurora, dopo aver avuto da Giove l’immortalità, ma non il dono dell’eterna giovinezza, ormai vecchio e barbuto, fu abbandonato per il giovane Cefalo.

Eos, madre eternamente infelice, dea bellissima e sensuale, amante fedifraga e per anatema perennemente insoddisfatta, a noi piace pensarla nell’atto di spargere rose sulla Terra, quelle rose che vivono della rorida rugiada stillata dai suoi occhi in liquide perle.


La nuit et l'Aurore - Frammento - 1688 Dipinto di Jean Baptiste de Champagne







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