Eos, la leggenda di Aurora – Lacrime e dolori della dea dalle dita rosate

DI BELISARIO RIGHI



Eos - Fotografia di Belisario Righi


Nell’Odissea, Omero la chiama la dea dalle dita rosate, per il colore rosa che all’alba diffonde nel cielo. Aurora (Eos in greco antico), divinità di origine greca, appare pervasa da un alone di luce. Si leva ogni mattino, per dissolvere le tenebre della notte e annunciare la luce del giorno, spargendo sulla terra una tenue luce rosata.


Eos, dea dell’aurora, sorella del Sole e della Luna, sposa di Astreo, coltivò parecchi amori fedifraghi, tra cui Zeus e il dio della guerra Ares amante di Afrodite che sdegnata per il tradimento del suo amato punì Eos, condannandola ad avere un desiderio sessuale inesauribile e ad innamorarsi continuamente di comuni mortali. Un giorno passeggiando presso la città di Troia, Eos conobbe Titone, un ragazzo di straordinaria bellezza, figlio di re Laomedonte, ma Titone essendo un mortale perché lei potesse amarlo da dea, quale era, pregò Zeus, di concedere al ragazzo il dono dell’immortalità e sfuggire così alla maledizione di Afrodite. Dalla loro unione nacquero Emazione e Memnone. Durante l’assedio di Troia Mnemone fu ucciso da Achille e da quel triste giorno la dea dell’aurora piange inconsolabilmente il proprio figlio ogni mattina e le sue lacrime formano la rugiada.