Etica fotografica

DI CARLOTTA RIGHI




L'etica è l’insieme dei criteri che consentono all'individuo di gestire, entro precisi confini, su base razionale e non emotiva, la propria libertà nel rispetto degli altri. In questo significato ristretto, l’etica è sinonimo di filosofia morale, ovvero compendio dei valori morali che determinano il comportamento dell'uomo.

Il fondamento delle umane relazioni sociali è basato sul principio cristiano che recita: ama il prossimo tuo come te stesso, oppure, non fare agli altri quello che non vorresti fosse fatto a te e ancora, la tua libertà finisce dove comincia la mia.

Determinata la piattaforma di discussione, prima di tutto è doveroso porsi la seguente domanda: chi siamo Noi e chi sono gli Altri?

Bisogna cercare di comprendere quale relazione possa esistere tra noi stessi e il nostro prossimo, in maniera da delimitare la nostra sfera di libertà entro limiti che non vadano a ledere l’autonomia altrui.

La risposta è semplice. Non c’è relazione tra Noi e gli Altri, perché Noi e gli Altri siamo la stessa cosa. Siamo entità specularmente simili. Ci differenziamo solamente per il punto di vista dal quale ci osserviamo e così quando Noi (osservatori) guardiamo gli Altri(osservati), vediamo esattamente quello che gli Altri (ora osservatori) vedono in Noi (ora osservati).

E allora, se amiamo noi stessi, con la medesima intensità dobbiamo amare gli altri e non compiere atti negativi nei loro confronti.

In tutti i campi del sapere e delle sue applicazioni, non esclusa la fotografia, l’etica ha un suo ruolo. Essa nasce con le attività umane, è onnipresente, e tende a orientarne i comportamenti all’interno delle società, chiamando in causa quei sentimenti che generalmente si definiscono universali, come l’amore, l’amicizia, la fratellanza e altro. Quotidianamente però rileviamo l’uso indiscriminato dei media che sono funzionali più ai poteri commerciali che non a quei valori prima citati e se accettiamo la fotografia, come strumento efficace e pertinente di divulgazione dell’informazione, dobbiamo, nostro malgrado, accettarne, o meglio ancora subirne, la sua strumentalizzazione.

Da sempre si dibatte sul tema se sia giusto e nel caso lo sia, in quale misura si possa ritrarre fotograficamente una persona, senza compromettere la sua dignità individuale e soprattutto senza alterare, attraverso scatti ambigui, l’essenza spirituale del soggetto ritratto.

Il dibattito assume toni più espressivi e determinanti quando ci si riferisce a fotografie che ritraggono persone sofferenti o addirittura morte. In questi casi-limite l’osservanza di un rigoroso comportamento etico è essenziale e dovuta.

Nel suo libro La Chambre Claire, Roland Barthes considera la fotografia come la risultante di tre distinti elementi, rappresentanti le fondamenta dell’arte fotografica, che sono: l’operatore, lo spettatore, il soggetto ritratto, ma pone soprattutto l’accento sul secondo elemento, ovvero sullo spettatore che ha sostanzialmente due modi di leggere una fotografia: l’aspetto razionale e quello emotivo.