Il processo di Frine - I Misteri eleusini

DI BELISARIO RIGHI


Frine fu una cortigiana greca, vissuta nel sec. IV a. C. Il suo vero nome era Mnesarete, ma fu soprannominata Frine (rospo) per il colorito bianco-olivastro del suo incarnato. Etera di rara bellezza fu amante e modella dello scultore Prassitele.

Fu processata per empietà, crimine che comportava la pena capitale, perché accusata di avere fondato una confraternita, composta da uomini e donne che si proponevano di praticare il culto di Isodaite, una nuova divinità.

Non è certa l'identità di questa divinità, ma è attestato che il nome fosse un attributo del dio Dioniso, e quindi è possibile che in realtà Isodaite non fosse una vera e propria divinità a sé stante, ma un particolare culto di Dioniso, ovvero un rito religioso ove si esortava alla promiscuità, e da qui l'accusa di empietà mossa a Frine.

A tale proposito si narra, ma non ci sono prove sulla veridicità del fatto, che durante il processo, il suo difensore Iperide avendo notato che la sua arringa non stava avendo successo, innanzi ai giudici dell'Aeropago, tribunale supremo di Atene cui erano affidati giudizi di grande importanza, denudò la ragazza, perché tutti ne potessero ammirare lo splendore, sostenendo che bellezza non può essere una colpa, e con questo gesto, riuscì a farla assolvere.


Frine nuda davanti ai giudici dell'Aeropago - Dipinto di Jean-Léon Gérome - 1861.

Olio su tela - Cm 80,5 x 128 - Presso: Hamburger Kunsthalle in Amburgo.


Frine solitamente andava vestita di trasparenti veli, ma alle celebrazioni Eleusine in Poseidonia appariva completamente nuda, scatenando con la sua sensualità gli istinti carnali più smodati dei partecipanti.

Il dipinto, indiscutibilmente bello e appariscente, richiama l'attenzione per due caratteristiche. La prima è il superbo cromatismo della composizione, reso ancor più evidente dal contrasto della carnagione lattea della modella sullo sfondo acceso dalle tinte circostanti, la seconda è l'atteggiamento di pudicizia e di vergogna di Frine che non poteva essere naturale in lei, etera di rinomata fama. L'opera è anche una sottile e celata accusa all'integrità morale dei giudici, troppo spesso distolti dal rigore di giudizio per cause non attinenti al merito dei processi, e in questo senso è più che mai attuale.


Frine a Poseidonia in Eleusi - Dipinto di Henryk Semiradzky - Anno 1889 - Olio su tela - Dimensioni cm. 390 x 763.5.


I Misteri Eleusini, feste rituali di iniziazione, si tenevano ogni anno in Eleusi, nel santuario di Demetra per celebrare il mito del rapimento di Persefone figura della mitologia greca, entrata tra le divinità romane col nome di Proserpina. Erano riti segreti, famosi in tutta l'antica Grecia, diffusisi poi anche a Roma.

I partecipanti, come premio per l'iniziazione al culto, confidavano in una ricompensa nell'aldilà.

Le feste celebrative per i Misteri duravano dieci giorni, durante i quali avvenivano orge, si consumavano droghe psichedeliche per praticare evocazioni ed avere visioni del mondo d'oltretomba.


Il mito di Persefone.

Ade, fratello di Zeus e Poseidone, Signore degli Inferi, non aveva una consorte.

Desideroso di una presenza femminile si innamorò di Persefone, la bellissima figlia di sua sorella Demetra, dea delle messi.

Un giorno, mentre era in compagnia di sua madre, Persefone si allontanò per raccogliere dei fiori. Ade, con il consenso di Zeus, approfittò di quel momento e la rapì trascinandola con sé nelle viscere della terra. Demetra la cercò disperatamente per nove giorni e nove notti senza risultato.

Il decimo giorno si recò da Elios, il Sole che tutto vede, e le fu svelato il rapimento. Demetra ricattò Zeus, dicendogli che non sarebbe più tornata sull’Olimpo e che non avrebbe permesso alla terra di produrre i suoi frutti, sino a quando sua figlia Persefone non fosse stata ricondotta da lei.

Zeus, preoccupato per le sorti del mondo, convinse Ade a far tornare Persefone sulla terra, secondo l'accordo che ella, all'inizio della primavera sarebbe risalita nel mondo dei vivi per restarvi sino alla fine dell'autunno, quando sarebbe ridiscesa nell'Ade sino alla fine dell'inverno, come Regina degli Inferi. L'accordo fu rispettato e la terra riprese a dare i suoi frutti.

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