Il mito di Pan e di Siringa

DI BELISARIO RIGHI



Il Dio Pan - Dipinto di Johfra Bosschart


Il dio Pan, mezzo uomo e mezzo caprone, una delle figure più tipiche dell'antichità classica, era una misteriosa divinità dei boschi che, in epoche più tarde, venne a identificarsi con la totalità dell'universo. Nacque dall'unione del Dio Ermes con Driope, la Ninfa della Quercia.

Ermes pascolava delle pecore in Arcadia quando vide Driope e se ne innamorò. La possedette e dalla loro unione nacque il piccolo dio, metà uomo e metà bestia, con il viso ispido e barbuto, le corna e gli zoccoli caprini. La madre vedendolo ne ebbe orrore e l'abbandonò, ma Ermes lo portò con lui nell'Olimpo, dove tutti furono subito incantati dalla sua intelligenza e dalla sua incontenibile allegria. Fu chiamato Pan perché tutti traevano piacere dalla sua presenza.

Esiste anche un'altra versione della sua origine. Zeus, dopo essersi unito d'amore ad una capra di nome Beroe, le diede un figlio dalle sembianze caprine, il dio Egipan.

Etimologicamente il nome Pan deriva dal greco paein che significa pascolare, ma letteralmente pan significa tutto. Pan infatti era lo spirito di tutte le creature naturali.

Non viveva sull'Olimpo. Era un dio terrestre amante delle selve, dei prati e delle montagne. Preferiva vagare per i monti d'Arcadia, dove pascolava le greggi e allevava le api. Era venerato e temuto. Dal suo nome deriva il termine panico, infatti il dio si adirava con chiunque lo disturbasse, emettendo urla terrificanti che provocavano nel disturbatore terrore e paura.

Il suo nome è legato in modo viscerale alla natura e ai piaceri della carne.

Pan aveva una forte connotazione sessuale: amava donne e uomini, ma non disdegnava nemmeno gli animali, quando nel suo intimo, la parte bestiale sopravanzava quella umana.

Estremamente vizioso, se non riusciva a possedere l'oggetto della sua passione si abbandonava all'onanismo. Amò e sedusse molte donne e ninfe tra le quali la naiade Siringa, figlia della divinità fluviale Ladone, della quale si innamorò perdutamente. La fanciulla, quando Pan le apparve, terrorizzata scappò, però resasi conto che non poteva sfuggirgli, iniziò a pregare suo padre perché la mutasse d'aspetto, in modo che il Fauno non potesse riconoscerla. Ladone, straziato dalle preghiere della figlia, la trasformò in una canna nei pressi di una grande palude. Pan cercò di afferrarla, ma invano, perché la trasformazione avvenne e allora il dio afflitto, abbracciò la canna, che era stata Siringa e la recise, tagliandola in tanti pezzetti di lunghezza diversa e li legò assieme. Il vento, vibrando nelle canne, produsse un suono delicato, simile a un lamento e il dio incantato dalla dolcezza tutta nuova di quella musica disse: «Così continuerò a parlarti» (Ovidio nelle Metamorfosi) e, saldati fra loro con la cera i pezzi diseguali della canna, fabbricò uno strumento musicale al quale diede il nome di siringa, noto come il flauto di Pan.


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