Il romanzo e la cipolla

DI BELISARIO RIGHI




Leggendo dei romanzi, molto spesso m’imbatto in grandi scrittori, o almeno ritenuti tali, di cui però non riesco a capire il senso di quello che scrivono.

Mi spiego meglio.

Alcuni libri sono scritti in maniera chiara, la prosa è scorrevole, di facile lettura e mi piacciono. Comprendo benissimo quello che gli scrittori intendono dire con il loro romanzo, però non andando a fondo nell’argomentazione non mi inducono a pensare, non mi offrono spunti di riflessione.

Quando, nella lettura di un libro di questo genere, arrivo alla fine della storia, per bella che possa essere, non mi resta niente, addirittura dopo qualche tempo perfino il suo titolo non mi evoca alcunché, l’argomento l’ho totalmente dimenticato.

Il libro nella mia memoria è diventato una scatola vuota e questo perché, non mi ha coinvolto in considerazioni semantiche, filosofiche o, che so, morali, anche se l’autore nel narrare la vicenda è stato bravo.

Ci sono scrittori famosissimi dei quali non ho afferrato il loro pensiero, la loro filosofia, e di questa incomprensione voglio farmene carico io, assolutamente non addebitandola agli autori, ma tant’è, e il senso di vuoto mi delude.

A solo titolo di esempio cito Ernest Hemingway, dotato di una prosa superba, di uno stile asciutto ed incisivo, grandissimo scrittore insignito del Nobel. I suoi libri si leggono benissimo, sono piacevolissimi, però ad eccezione di Il Vecchio e il mare e forse anche di Festa mobile, non ho trovato in altri suoi lavori dei grossi significati.

Per contraltare ci sono scrittori che cercano di dire tante cose, o forse semplicemente le sottintendono, ma non si riesce a penetrare nel loro modo di esprimersi, a partecipare alle loro storie perché sono colme di incongruenze. Scrittori di questo tipo, definiti “scrittori complessi”, si prodigano in frasi che non si legano, generando periodi che non hanno senso logico.

Di William Faulkner, altro grande scrittore, premio Nobel, ho provato a leggere, Mentre morivo e Fumo. Mi sono arenato non so quante volte, per mancanza, a mio avviso, di chiarezza nell’esposizione dei testi, quanto meno per una voluta confusione espositiva. Mi domando perché scrivere così?