L'ultimo giorno di vita

DI BELISARIO RIGHI



San Girolamo nello studio - di Jan Van Eyck



Quella mattina, per Antenore Gatto, secondo segretario dell’Assessore ai trasporti Eufemio Maliprandi, iniziò il suo ultimo giorno di vita.

A questo appuntamento si era preparato da tempo.

La biogenetica e la clonazione combinate avevano creato un mondo di esseri umani dalla vita lunghissima, che poteva estendersi sino a duecentocinquanta e anche trecento anni.

Modificando i geni e sostituendo con la clonazione gli organi che con l’avanzare dell’età si andavano deteriorando, gli esseri umani, completamente immuni dalle malattie e poco sensibili all’invecchiamento, divennero incredibilmente longevi, ma in tal modo si era finito per creare una società destinata ad essere vecchia per tanti, troppi anni.

Quest’effetto collaterale, non si era potuto evitare e così il mondo era ormai popolato da vecchi, la cui decadenza fisica ed intellettuale durava a volte più di cento anni e i costi sostenuti dall’amministrazione statale, costretta a pagare pensioni centenarie, erano incalcolabili.

Lo Stato doveva ormai sostenere economicamente circa un terzo della popolazione, per tempi esageratamente lunghi, con gravi conseguenze sulla bilancia dei pagamenti.

Per natura, essendo la produttività dell’individuo inevitabilmente legata all’età, da uno studio condotto sulla popolazione, emerse che le facoltà intellettuali e fisiche necessarie, per un corretto ed efficiente svolgimento dei propri compiti lavorativi, cominciassero a decadere dopo il centoventicinquesimo anno di vita.

Un politico dell’o