La danza di Matisse

DI BELISARIO RIGHI



La Danza è un dipinto di Henri Matisse. Ne esistono due versioni, una conservata al MoMA - Museum of Modern Art di New York, del 1909 e l'altra al Museo dell'Hermitage a San Pietroburgo, del 1910.

Il dipinto è costituito di soli tre colori, che nel loro insieme conferiscono all’opera un aspetto coinvolgente, intriso di significati. Un'associazione cromatica tipica del Fauvismo, generante attraverso la vivacità dei toni un intenso e performante contrasto. Lo stile, pur richiamandosi allo stile fauve, è espresso secondo l'iconografia del primitivismo africano che in quegli anni influenzò i più grandi artisti, non escluso Picasso.

Equilibri e tensioni caratterizzano il cerchio, sinonimo di rotazione del pianeta e dell’uomo che lo abita, con le sue emozioni. Il ritmo e le movenze dei figuranti fanno pensare ad un'orgia dionisiaca, ad un baccanale.

I colori sono piatti. La composizione è bidimensionale. L’artista si esprime in contrasti forti e decisi, tipici del postimpressionismo fauve.

Il verde rappresenta la terra con la sua curvatura; il blu richiama il cielo, ma per la sua cupa intensità fa pensare all'Universo, uno spazio ancor più ampio; il rosso è il colore dei corpi nudi che danzano in una giravolta senza fine.

Cinque figure si muovono sul confine tra terra e cielo, creando plasticità iconografica. Le loro braccia si tendono nella volontà di mantenere l'unione in cerchio, che sta per aprirsi tra le figure poste in basso. La figura in primo piano, nel tentativo di afferrare la mano del danzante alla sua sinistra sembra cadere, tanto forte è il suo slancio. Curiosamente questa figura che nella prima versione è chiaramente una donna, nella seconda sembra essere un uomo e anche la figura, cui tenta di aggrapparsi, ha una connotazione diversa nei due dipinti, ambigua nella prima versione, perché la rotondità del seno è allungata e potrebbe far pensare ad un pettorale maschile, nella seconda, è decisamente mascolina.

La danza è l'allegoria dei moti fisici ed intellettuali della vita umana, alla continua ricerca di un contatto con il prossimo.

Ne La Danza Matisse intende raffigurare lo scorrere perpetuo della vita, che si rinnova attraverso il suo eterno movimento. Un movimento né casuale, né caotico, non soggetto a sconvolgimenti esterni né a coinvolgimenti di natura individualistica, bensì dettato da una coralità di intenti convergenti alla rappresentazione dell’esistenza, secondo un’iconografia semplice lineare, fatta di libere figure in movimento che si muovono in una vuota spazialità, accentuata dalla forte tinta di un profondo blu, evidente richiamo all’immensità dell’Universo.

Il dipinto è la celebrazione dell’uomo che, attraverso le interazioni con i suoi simili, diventa il vero ed unico artefice dell’Universo di cui è il centro indiscusso. Nel 1909 il collezionista d’arte russo Sergej Ščukin, che già in altre occasioni si era rivolto a Matisse, gli commission