La grande beffa - Evviva il '68!

DI BELISARIO RIGHI



Nel 1968 avevo ventitré anni e studiavo al Politecnico di Torino, Ateneo molto impegnativo che non lasciava molto spazio per il tempo libero, e noi futuri ingegneri, quelle poche ore di libertà, ce le godevamo tutte, così tra gli studenti di Ingegneria, non ci furono soggetti che partendo dalle agitazioni di Facoltà, arrivarono al mondo della politica, contrariamente a quanto avvenne per gli studenti di Legge o Scienze Politiche, che di tempo ne avevano anche troppo. Nacquero i contestatori, elementi prodromici di un’ideologia politica che sfociò nella contestazione di massa, con cui furono messi in discussione tutti i valori sociali e dello Stato, che sino ad allora avevano segnato il cammino delle nostre democrazie. Il movimento di contestazione di massa, che già da tempo era latente tra gli intellettuali europei, prese un significativo avvio in Francia a seguito di un piano di riforma scolastica che prevedeva una ferrea selezione per le iscrizioni universitarie, colpendo gli studenti nel loro inalienabile diritto allo studio, senza discriminazioni, con la motivazione di formare dei tecnici altamente specializzati. L’approvazione di questo progetto, chiamato piano Fouchet, provocò un’ondata di protesta delle masse studentesche che si allargò al punto di diventare un vero e proprio movimento politico, contro l’oppressione subita dagli studenti e dagli operai da parte dello Stato. Capo indiscusso del movimento fu il giovane anarchico, Daniel Cohn-Bendit.


Daniel Cohn-Bendit


In Germania Ovest il leader più significativo del movimento di contestazione fu Rudi Dutschke, esponente dell’SDS (organizzazione degli studenti socialdemocratici tedeschi).