Sensi di colpa

DI BELISARIO RIGHI


Fotografia di Belisario Righi



"Soltanto ora che lei non è più con me, so quanto ero felice, anche se non me ne rendevo conto e non capivo quanto lei fosse importante per me, finché non l'ho perduta".

Così diceva un mio amico, che si era appena lasciato con la sua donna.

Ero poco più che ventenne e per l'arroganza della giovinezza e perché ancora non conoscevo appieno il significato e i valori della vita, quella frase mi sembrò retorica e forse anche ridicola, ma oggi mi si rivela tristemente vera.

Non è di felicità che sto parlando. Felicità è una parola grossa, un coacervo di illusioni e traguardi irraggiungibili. Voglio solo parlare di me stesso, di come mi sento, del vuoto che ho nel mio cuore.

Sono ormai passati degli anni da quando ho perso mia moglie, scomparsa dalla vita per una malattia incurabile e quelle parole mi tornano alla mente e mi violentano, mi feriscono, per la loro crudele veridicità, scatenandomi sensi di colpa, facendomi addirittura sentire colpevole di essere sopravvissuto alla sua morte, come se il mio continuare a vivere fosse un’offesa alla sua dipartita. Gesualdo Bufalino nel suo Diceria dell’untore descrive mirabilmente questo innaturale senso di colpa che tocca tutti gli esser umani.

Avremmo potuto fare quello o quell'altro, ci saremmo dovuti comportare in una certa maniera e non l'abbiamo fatto, e così via.

Sensi di colpa!

Ci si sente sotto processo e il rimorso per la nostra ignavia ci avvelena l'esistenza.

Forse meritavamo tutto questo, forse era giusto che fosse così, ma la verità è che tutto avviene senza che si chieda il nostro permesso e noi, inebetiti, assistiamo al compiersi degli eventi senza avere possibilità di modificarli, senza poter intervenire in alcun modo.

Il destino ci sovrasta, ci rende impotenti di fronte agli accadimenti importanti e decisivi della nostra esistenza e le nostre buone intenzioni si squagliano come un gelato al sole.

Ci troviamo su questa terra senza alcuna giustificazione, senza un giusto motivo.

Siamo qui e dobbiamo accettare passivamente quello che la Sorte ci riserba.

Forse non abbiamo intelligenza o lungimiranza per capire il motivo di questa nostra succubanza, ma ahimè, così è e a niente servono i nostri rimbrotti per un destino che ci impone comportamenti che mai accetteremmo, se solo avessimo la possibilità di ricusarne gli effetti.

Ci resta soltanto il triste compito di constatare quello che è stato scelto per noi.

Marina, mia moglie, compagna della mia vita per trentasette anni, come in una sordida lotteria, si è deciso che dovesse partirsene dagli affetti e dalle amorevoli cure e né il pianto, né l'amore dei suoi cari, hanno potuto impedirle il viaggio verso il nulla.

Ma io non soffro per questo, perché già so, da tanto tempo, che la nostra esistenza è fugace, invece piango perché il vuoto che resta è incolmabile, e non ci sono frasi di circostanza e considerazioni metafisiche che possano sminuirne la percezione di vacuità che ne discende.

"La vita è una continua separazione, e quello che è più triste è che troppe volte non c'è il tempo per un giusto addio." Ang Lee.

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