Il piccolo grande quadro di Dalì

DI BELISARIO RIGHI



La persistenza della memoria - Dipinto di Salvador Dalì - 1931



...Il tempo vola davanti a me ogni giorno più veloce e malgrado io viva di dieci minuti in dieci minuti assaporandoli uno ad uno e trasformando i quarti d’ora in battaglie vinte, in prodezze e fatti d’armi spirituali, tutti altrettanto memorabili gli uni come gli altri, le settimane scorrono attraverso me e mi viene una smania di aggrapparmi con ancora più interezza vitale ad ogni frammento del mio tempo preziosissimo e adorato.

Dal Diario di un genio di Salvador Dalì


La persistenza della memoria è un dipinto surrealista a olio su tela, di dimensioni cm 24x 33, di Salvador Dalí, realizzato nel 1931 e conservato al Museum of Modern Art di New York.

L’opera raffigura un paesaggio spettrale, deserto, ove prepotentemente risalta la presenza di alcuni orologi molli, dalla consistenza plastica, simboli dell'elasticità del tempo. Gli orologi molli di Dalì rappresentano l’antitesi tra il tempo cosmico misurabile e la sua percezione attraverso la memoria che tende a dilatare i ricordi, e così gli orologi si liquefanno come formaggio al sole. Il dipinto tende a focalizzare l’attenzione dell’osservatore sui tre orologi molli, pressoché liquefatti, ma in realtà gli orologi sono quattro. Il quarto, non liquefatto è invaso dalle formiche che sottintendono comunque il senso di disfacimento, di putrefazione.

L’opera induce a riflessioni che conducono alla relatività del tempo che non scorre per tutto e per tutti allo stesso modo. Il tempo per un insetto, la cui vita è di pochi giorni, non può avere lo stesso valore che ha per un albero che può vivere mille anni, tantomeno per una montagna, per la quale mille anni sono niente. Il concetto di tempo per noi esseri umani è relativo, non solo per il rapporto che esso ha con l’universo intero, ma soprattutto per la collocazione nel suo scorrere dei nostri momenti, dei nostri attimi vissuti. Einstein, il padre della relatività disse: - Sedete per due ore in compagnia di una bella ragazza e vi sembrerà sia passato un minuto, ma sedetevi su una stufa rovente per un minuto e vi sembrerà che siano passate due ore. Questa è la relatività. -

Come nacque il quadro ci è stato raccontato dallo stesso Dalì, nel suo libro "La mia Vita Segreta".

«E il giorno in cui decisi di dipingere orologi, li dipinsi molli. Accadde una sera che mi sentivo stanco e avevo un leggero mal di testa, il che mi succede alquanto raramente. Volevamo andare al cinema con alcuni amici e invece, all'ultimo momento, io decisi di rimanere a casa. Gala, però, uscì ugualmente mentre io pensavo di andare subito a letto. A completamento della cena avevamo mangiato un camembert molto forte e, dopo che tutti se ne furono andati, io rimasi a lungo seduto a tavola, a meditare sul problema filosofico dell'ipermollezza posto da quel formaggio. Mi alzai, andai nel mio atelier, com'è mia abitudine, accesi la luce per gettare un ultimo sguardo sul dipinto cui stavo lavorando. Il quadro rappresentava una veduta di Port Lligat; gli scogli giacevano in una luce alborea, trasparente, malinconica e, in primo piano, si vedeva un ulivo dai rami tagliati e privi di foglie. Sapevo che l’atmosfera che mi era riuscito di creare in quel dipinto doveva servire come sfondo a un’idea, ma non sapevo ancora minimamente quale sarebbe stata. Stavo già per spegnere la luce, quando d’un tratto, vidi la soluzione. Vidi due orologi molli uno dei quali pendeva miserevolmente dal ramo dell’ulivo. Nonostante il mal di testa fosse ora tanto intenso da tormentarmi, preparai febbrilmente la tavolozza e mi misi al lavoro. Quando, due ore dopo, Gala tornò dal cinema, il quadro, che sarebbe diventato uno dei più famosi, era terminato.»

La tecnica pittorica di Dalí si rifà al Rinascimento italiano, ma soltanto per quanto riguarda l’esattezza della composizione grafica del disegno e la luminosità del cromatismo, mentre si stacca completamente dal suo equilibrio formale, procedendo senza i limiti imposti dalla coscienza razionale e dal senso della misura.

All’automatismo psichico, teorizzato da Breton, padre del movimento surrealista, il pittore catalano dette il nome di metodo paranoico-critico. Dalla paranoia, magma torbido dell’inconscio, prendono spunto le idee che si realizzano nell’istante in cui si razionalizza il delirio, ovvero nel momento critico. Dalì è il pittore delle pulsioni, degli stati d’animo più inconsci raffigurati sotto forma di allucinazioni iperrealistiche che fecero di lui il più grande e prolifico dei pittori surrealisti.

La persistenza della memoria rappresenta il compendio del processo cervellotico-spirituale e degli stilemi che caratterizzano la pittura di Salvador Dalì. Nell’opera è evidente la matrice surrealista, dovuta alla collocazione nell’ambito spaziale di elementi che logicamente non sono pertinenti al contesto, come gli orologi, l’embrione fetale a terra, l'albero di ulivo che sorge non dalla terra, ma da un parallelepipedo; elementi di connotazione paranoica quali le formiche, da sempre presenti nella compulsività ossessionante dell’artista; il concetto metafisico del tempo; da ultimo, ma non per ultimo, le linee di fuga prospettiche di stile squisitamente rinascimentale che conferiscono alla scena profondità, indirizzando lo sguardo dell'osservatore all’orizzonte, fuso tra cielo e mare, dove angosce, pensieri inespressi, stati d’animo, razionalità e irrazionalità si disperdono, fagocitati dall’immensità dell’Universo.


FONTI

Artonweb

Artprice

Finestre sull'Arte

Wikipedia


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