La vita è bella!

DI BELISARIO RIGHI



Anita Ekberg - Da "La dolce vita" di Federico Fellini"


Chi lo dice che la vita è bella! E soprattutto, perché è bella? In realtà, dire che la vita è bella è semplicemente una forma di sineddoche, perché in ultima analisi la concezione della bellezza è legata ad alcuni particolari piacevoli e pertanto belli della nostra esistenza, attraverso i quali estendiamo il concetto di bellezza a tutto il nostro vissuto. La nostra conformazione spirituale è tale da essere impressionata solamente da elementi di forte impatto psicologico e solamente i fatti preponderanti sono i mattoni con cui è costruita la nostra sensibilità, mentre accadimenti ed episodi non particolarmente significativi, vengono irrimediabilmente metabolizzati dal nostro io e dispersi nel nulla. Camminando per le vie di una città, incontreremo tante donne, alcune delle quali saranno brutte, altre insignificanti, altre di media bellezza, e infine ne scorgeremo due, forse tre, veramente belle e queste rare belle donne, ci faranno dire che in quella città le donne sono bellissime. In questo, gioca un ruolo importante la nostra personale chiave di lettura dell’esistenza, che ridotta ai due casi-limite, sarà o ottimistica o pessimistica, ma mentre per il pessimista è scontata la visione negativa della vita, e per lui quindi anche gli elementi positivi finiscono con il perdere valore, fagocitati dalla sua compulsiva e nera interpretazione dell’esistenza, per l’ottimista invece, pochi elementi positivi basteranno per ammantare il tutto di bellezza e di piacevolezza, perché in fondo, analizzando il comportamento dell’ottimista, di cosa si tratta se non di un processo che astrae universalità da pochi elementi?

E’ questa la concezione sineddotica della vita. Noi viviamo nel mondo. E il mondo certamente è bello, perché sono belli i suoi mari, i suoi laghi, i suoi fiumi, le sue montagne, le sue valli, le sue campagne, i suoi animali. In esso tutto è bello, perché la natura è bella, e l’uomo vivendo in mezzo a tutta questa bellezza, finisce col dire che la vita è bella, identificando la bellezza della vita con la bellezza della natura, di cui però può solamente fruire, perché certamente non gli appartiene. Purtroppo però la vita non è fatta solo di laghi, di campagne e così via. La vita è un insieme di incombenze, ahimé, giornaliere che tolgono il respiro spirituale e rimandano ad attitudini spesso volgari, necessarie forse, ma volgari, secondo una visione generale di estetica per i loro contenuti, riducendo la nostra esistenza ad adempimenti triviali e a volte disumani. La lotta per la sopravvivenza è l’unica vera filosofia di vita. Le contingenze e i conseguenti asservimenti alla condizione sociale ci rendono insensibili all’afflato poetico e ci induriscono l’animo, costringendoci ad ambasce, che seppur necessarie, sono di natura tutt’altro che aulica.

Viviamo così in uno stato di eterna diatriba, tra ciò che vorremmo essere e ciò che in realtà s