Ricordando Sartre

DI BELISARIO RIGHI


Ritratto di Jean-Paul Sartre.


Ho veduto Antoine Roquentin. O forse no. Ma il volto intravisto tra le linee verticali di un dipinto di Kupka sembrava essere il suo. Un attimo ed è scomparso, come anni addietro, camminando nel corridoio di un ospedale, attraverso lo spiraglio di una porta socchiusa, mi apparve Ferdinand Bardamu.

A ciascuno il suo posto!

Certe persone non smettono mai di ribadire la propria esistenza. La coscienza della propria esistenza li rende vivi.

A volte li trovi, chissà perché, in anditi inusuali e né il tempo, né lo spazio circostanti c’entrano qualcosa con loro. Ci sono e basta. Non parlano, non respirano nemmeno, sono poco più che ectoplasmi, ma ci sono e la loro presenza ti condiziona.

Quando piove e fa freddo, e il fumo della tua sigaretta sbuffato tinge di bianco il nero della sera, capisci che è l’ora di starsene tutto caldo dentro il cappotto, seduto in una bettola a bere un bicchiere di Chianti. E’ l’unica cosa da fare in quei momenti. Senza far sentire la tua presenza, avverti il bisogno di stare in mezzo ad altre persone, silenziose come te, con i loro pensieri che gli girano per la testa. Non c’è contatto, ma c’è comunione. E’ uno strano, particolare sodalizio, dal quale non puoi esimerti, perché nella tua solitudine ti senti sodale, anche se non sempre in fondo al bicchiere c’è la risposta cercata.

L’odore della minestra di cavolo si spande per la vie del borgo silenzioso e va ad aggiungersi al profumo di tiglio che irrora l’aria, diventata per la pioggia conduttrice di elettricità e di odori.

Il cane che ti passa vicino a testa bassa ha paura di te, ma non troppo, perché agita la coda. E’ solo timido e vorrebbe una carezza che tu potresti dargli, ma non lo fai. Non hai più carezze da dare e intanto la sigaretta ti ingiallisce i polpastrelli della mano, e quando usi il fazzoletto per nettarti il naso gocciolante, l’odore acre della nicotina si aggiunge agli altri odori.

E’ tanto importante quello che hai pensato su quella tua