DI BELISARIO RIGHI



Memories - Dipinto di Frederic Leighton

Rimpianto. Termine usato e logoro che ha perduto il suo significato primigenio. Si parla di rimpianto quando ci si appella ad azioni della nostra vita che non hanno avuto seguito, quando non si è realizzato, quello che avrebbe voluto definire il nostro intendimento, ma il rimpianto non è solo questo, è soprattutto la certezza di un'occasione persa, di un'aspirazione interdetta, è principalmente la cognizione di non essere riusciti a soddisfare una nostra volontà.

E questo spesso è avvenuto solo per causa nostra, non ascrivibile ad altre eventualità e quindi è purtroppo la constatazione del nostro fallimento, nel non raggiungimento di mete prefissate. E' la certezza di non aver adempiuto in maniera compiuta all'attuazione di disegni realizzativi.

E' una sorta di consapevolezza d'inettitudine pragmatica verso traguardi importanti della nostra condizione esistenziale.

Rimpiangere significa toccare con mano il proprio fallimento per non essere riusciti a esprimersi in maniera fattiva, e avere perduto l'occasione di rendere concreto un desiderio che si riteneva importante per esprimere il nostro egotismo.

Il rimpianto consuma, avvelena, rende brutto ciò che potrebbe essere bello.

Il ricordo di un amore finito nel nulla può anche essere dolce e gratificante, ma se s'insinua il rimpianto, nascono immediatamente i sensi di colpa e si passa da una condizione di beatitudine ad un'altra di esegesi e nella disamina degli atti di causa, ci si trova irrimediabilmente in una condizione di colpa. Eh, sì, perché l'essere indagato è sinonimo di colpevolezza, ma noi non vogliamo essere indagati, desideriamo solamente essere noi stessi. Vogliamo semplicemente prendere atto che non abbiamo amato una certa ragazza, solo perché ci eravamo distratti, perché l'amico che si aspettava qualcosa da noi, non l'ha ottenuta, unicamente perché non siamo stati veloci a comprendere le sue necessità e così via.

Ma non ci possiamo martirizzare ad oltranza!

Non possiamo rivolgerci a noi come critici rigidi del nostro operato, né ci dobbiamo sentire in colpa perché non abbiamo fatto quella cosa o quell'altra. Se ci siamo comportati in un determinato modo, che oggi consideriamo negativo, è solo perché il momento richiedeva atteggiamenti precisi e non concedeva spazio ad altre interpretazioni.

Il rimpianto è una sensazione che si rivolge ad atti assunti, non sempre determinati dalla nostra volontà, ma piuttosto dalle circostanze che sono indipendenti dalla volontà individuale. L'asservimento al nostro io spinale, quale impulso incontrollabile del nostro comportamento, ci induce ad agire, e non lasciandoci spazio per interpretazioni personali, ci motiva verso traguardi precisi e ben definiti, non permettendoci di compiere atti preposti all'assolvimento della nostra realizzazione individuale.

Il rimpianto è qualcosa d'indefinibile e assolutamente non deve essere ascritto ai nostri comportamenti.

E' il frutto di una serie di concomitanze non avvicendatesi secondo una logica che riteniamo conseguenziale.


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