I segreti dei coniugi Arnolfini

Di Belisario Righi



I coniugi Arnolfini - Dipinto di Jan van Eyck



E’ l’opera più famosa di Jan van Eyck, ed una delle opere più celebrate dell’arte fiamminga.

Il dipinto realizzato ad olio su tavola delle dimensioni di cm. 81,8 x 59,7, realizzato nel 1434, ritrae con la prima moglie Costanza Trenta, il mercante italiano di Lucca, Giovanni Arnolfini appartenente ad una famiglia di ricchissimi banchieri e mercanti residenti in Belgio, a Bruges.

L’opera ha avuto un’esistenza molto travagliata. Dalla dimora dei coniugi Arnolfini passò al Duca di Borgogna, che ne fece dono all'arciduchessa Margarita, perché lo inserisse nella propria collezione privata di dipinti fiamminghi. La collezione in seguito passò nel 1530 a Maria d’Ungheria, Reggente dei Paesi Bassi e successivamente, nel 1556 il dipinto venne portato in Spagna, dove Maria d’Ungheria si trasferì. La tavola rimase sempre nel palazzo reale di Madrid, per poi giungere in Francia, trafugata da Giuseppe Bonaparte, Re di Napoli e di Spagna, fratello maggiore dell’imperatore Napoleone Bonaparte. In seguito, il dipinto, saccheggiato dai soldati inglesi, fu portato in Inghilterra divenendo proprietà di James Hay, primo conte di Carlisle che, a sua volta, lo rivendette alla National Gallery di Londra, ove tuttora è esposto.

Oltre che per la perfezione dell’esecuzione, l’opera è stata e tuttora è, per la sua enigmaticità, oggetto di numerosi e complessi studi.

Sul significato e lo scopo dell'opera è stato detto molto, non avendo l’evento raffigurato una connotazione precisa.

L’ipotesi più accreditata nel tempo è che si tratti della rappresentazione del matrimonio della coppia e fors’anche di un'allegoria della maternità, come testimonierebbe il colore verde della veste, all'epoca simbolo di fertilità, e la mano della sposa posta sul grembo, ma il ventre della donna pur essendo gonfio, non necessariamente denota una gravidanza, giacché in quegli anni, gli abiti femminili avevano tutti la caratteristica di accentuare l’addome. Esiste però un’altra linea di pensiero, secondo cui la soluzione più probabile è che si sia voluto rappresentare il giuramento tra gli sposi prima del matrimonio. Tale rituale aveva valore giuridico e richiedeva la presenza di due testimoni e per questo, più che al matrimonio in sé, il dipinto alluderebbe al momento del fidanzamento. L’interpretazione del giuramento avanti a testimoni troverebbe riscontro nella firma del pittore, Johannes de Eyck fuit hic (Jan van Eyck fu qui), contrariamente al consueto Johannes de Eyck fecit (Jan van Eyck fece).


Particolare della firma nel dipinto


La coppia è riccamente abbigliata dentro la stanza da letto. Il gesto di Giovanni Arnolfini verso lo spettatore può essere interpretato in vari modi, dalla benedizione, al saluto, al giuramento di fedeltà coniugale. La moglie tende la mano destra al coniuge, mentre appoggia la sinistra sul proprio ventre, allusione a una possibile gravidanza. La posa compunta dei personaggi fa pensare che stiano assistendo ad una cerimonia, un matrimonio forse o la commemorazione di un defunto, evento quest’ultimo che giustificherebbe appieno la serietà dell’espressione dei volti.


Particolare dello specchio


Nella stanza, tra i vari oggetti rappresentati, spicca su tutti uno specchio convesso, dove il pittore ha dipinto la coppia di spalle e il rovescio della stanza, nella quale si vede una porta aperta con due personaggi in piedi, uno dei quali potrebbe essere il pittore stesso, e soprattutto mostra il retroscena del dipinto, espediente pittorico adottato in seguito anche da Hans Memling nel Dittico di Maarten van Nieuwenhove del 1487, e da Diego Velazquez ne Las Meninas (suo capolavoro) del 1656.

Lo specchio è un esempio della sorprendente, minuziosa tecnica miniaturista di Van Eyck, se consideriamo che ha un diametro di soli 5,5 centimetri, e nella sua particolare, dentellata cornice, sono meticolosamente rappresentati, dieci episodi della Passione di Cristo. Nei denti del medaglione si riconoscono: l'Orazione nell'orto, la Cattura di Cristo, il Giudizio di Pilato, la Flagellazione di Cristo, la Salita al Calvario, la Crocefissione, la Deposizione, il Compianto, la Discesa al Limbo, la Resurrezione.

Questi piccoli specchi convessi, all’epoca molto in uso, si trovavano solitamente vicino alle porte o alle finestre, per creare effetti luminosi, e soprattutto si usavano scaramanticamente, per allontanare la sfortuna e gli spiriti maligni, ma nel caso specifico, con il particolare tema della cornice, si pensa sia stato usato dal pittore per denotare che l’avvenimento avvenisse nell’ambito della fede cristiana, tesi avallata dalla presenza delle altre due figure riflesse (di cui una è il pittore stesso) quali testimoni presenti a suggellare la legittimità del matrimonio, sottolineando la fede cristiana dei due coniugi.

Nella stanza sono raffigurati oggetti che a prescindere dalla loro natura, vogliono sottolineare la grande ricchezza di Giovanni Arnolfini, essendo piccoli costosissimi tesori, come i vetri delle finestre che pochi potevano permettersi di avere. Arnolfini con questo ritratto coniugale voleva dare di sé la dimostrazione del potere commerciale raggiunto, dell’uomo arricchitosi con il proprio lavoro.

Lei indossa un appariscente vestito di lana, stretta sotto il seno da una cintura di broccato d’oro, foderato internamente con una pelliccia realizzata con il pelo del petto di scoiattolo rosso, il più morbido, che per realizzarla si è stimato siano occorsi duemila scoiattoli. L’elaborata acconciatura è trattenuta in due cornetti di seta e coperta da un velo finemente guarnito di più strati di volant. Inoltre mostra una collana, vari anelli e bracciali. Giovanni Arnolfini indossa un pelliccione completamente foderato con il pelo di costosissima martora polacca, esternamente confezionato con velluto di colore viola scuro di Lucca, sua città natale, dove si fabbricavano i migliori velluti.

I numerosi dettagli non solo hanno valore in sé, ma sottintendono simbolicamente interpretazioni più approfondite e sofisticate, che rimandano all’agiatezza della coppia e all'ideale sociale del matrimonio, portatore di ricchezza, abbondanza, prosperità. Le arance, sotto la finestra, sono un augurio di fertilità e di fedeltà, essendo, nei paesi del Nord Europa, considerate come le mele di Adamo, frutti proibiti che evocano il peccato originale, esortando quindi a fuggire da comportamenti peccaminosi.

Gli zoccoli di legno sul pavimento, nella classica foggia olandese, sono dei sopra-scarpe, indossati all'esterno per proteggere le calzature. La loro disposizione sul pavimento della stanza è ben studiata. Quelli della donna, rossi, stanno vicino al letto, a indicare che la donna vive la sua giornata soprattutto in casa, mentre quelli dell’uomo sono in primo piano, a sinistra, più prossimi al mondo esterno, dove passa gran parte del suo tempo.


Particolare degli zoccoli della donna


La coppia è ritratta scalza, in segno di rispetto verso la sacralità del suolo della casa.

Il lampadario a sei braccia di ottone in stile gotico, di pregevole fattura, reca una sola candela accesa, simbolo della fiamma dell’amore.

Il cagnolino, nota allegra e spensierata in un dipinto caratterizzato dalla solennità, rappresenta la fedeltà, ma anche la nobiltà della coppia, poiché poche persone avevano la possibilità economica di tenere un animale domestico.

Infine si nota un tappeto, rarissimo e costosissimo in età medioevale, perché proveniente da paesi lontani quali la Turchia, la Persia.

In sintesi, la maestria con la quale è stato dipinto, la sua copiosa simbologia, gli effetti di luce, la grande precisione di ogni dettaglio, sono le caratteristiche peculiari che hanno reso, in assoluto, quest’opera uno dei più grandi capolavori della pittura e probabilmente il più famoso dell'arte fiamminga.


Fonti

- Wikipedia

- Arte.it

- Mereasy


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