Poesia di Belisario Righi


Il sogno - Dipinto di Henri Rousseau - 1910




SOGNO


​ Sulla mia strada,

grano dorato,

messi ondeggianti

vengono verso me.

Dove vado non so,

ma vedo una città.

Inospitali rovine

di millenarie Arti,

da furia marziale

incenerite, scorgo

e lontano fuggo.

Una barca ​​fendendo

il mare Nostro

e quello di Atlante

a Salvador m’approda.

Il Pelourinho

formicolante e vivo

nel suo chiasso m’ingoia.

Divino nettare,

è il maragujà

che la cabloca m'offre,

e i suoi profondi occhi,

di selvaggia Ebe

carezzevoli

feriscono il mio sguardo.

Mi sento innamorato,

ma amor non chiedo,

e ali spiegate,

magico, volo via

verso il monte innevato

dove il condor ha nido.

Dall’alte cime andine

i picchi guardan me

e io lor da giù.

Vecchia amicizia

c'è nei nostri sguardi.

Da sempre

amico son del monte,

del suo giganteggiar,

che inerme,

titano buono e tollerante,

tutto pazientemente accetta.

Lascia brucar le greggi,

si fa calpestare,

si fa bagnar di pioggia,

soffoca le folgori.

Silenzio e pace

nella sua maestà.

Fermarmi io vorrei,

ma improvviso rumor

dilegua il sogno.

Alla realtà ritorno,

e privo di magia

un nuovo giorno è qui.

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