DI BELISARIO RIGHI


 

Certe mattine mi sveglio pervaso da una fastidiosa sensazione, che non so bene definire se si tratti di apprensione o di incertezza, o forse di entrambe le cose. 

E’ comunque una forma di panico che mi assale, perché nella mia agenda giornaliera sono previsti diversi impegni, che devono essere assolti e la loro quantità mi mette in agitazione, paventando una probabile mancanza di tempo per portare tutto quanto a compimento.
Allora esco di casa presto e inizio la giornata dal primo degli impegni, cui uno dopo l’altro, seguono i restanti, sino a che arrivo alla fine delle mie incombenze giornaliere e spesso, sono appena a metà mattinata. 
Ho fatto tutto quello che era in programma. 
A questo punto mi sento tranquillo e noto che il tempo non è mancato, anzi è avanzato e allora mi tornano alla mente le parole di
Seneca, il quale nel suo De brevitate vitae, asserisce che il tempo che ci è dato vivere non è assolutamente breve, al contrario, è fin troppo abbondante per quello che si riesce a concludere nell’esistenza terrena e sembra che se ne abbia poco, solamente perché ne sprechiamo la gran parte. E se è vero che sia irriguardoso non apprezzare un regalo che ci viene fatto, trattandosi in questo caso del tempo, che poi, è la vita stessa, sprecarlo è un atto di irriverenza verso Dio, che ci ha concesso questo splendido dono. E’ forse la più grave delle mancanze verso il Creatore, la più blasfema delle bestemmie.

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