TOP LIBRI

01

L'Anticristo - Maledizione del Cristianesimo di Friedrich Nietzsche

Essenziale, diretto, chiaro senza fraintendimenti. Il miglior Nietzsche. Un libro che cambia la vita.

Nell’introduzione al libro, Nietzsche annuncia: “Questo libro è riservato a pochissimi”.

Secondo l’Autore, il Cristianesimo incarna  ogni forma di male sociale e morale  per i quali il mondo soffre e da cui si sente oppresso. Questo è così vero che nella Bibbia vi sono moltissimi episodi e versetti che, alimentando ogni tipo di falsità, incitano l’uomo a tenersi lontano dal ragionamento, dalla verità, spingendolo verso la superstizione.

Il cristianesimo è la religione della pietà, ma la pietà è contro tutto ciò che rafforza e accresce l'energia del sentimento vitale. Ha un effetto depressivo. Quando si compatisce si perde forza e allora la perdita della forza subita per la sofferenza patita è accresciuta dalla compassione.

Il Cristianesimo vuole un popolo di deboli, perché il debole si manipola più facilmente del forte.

Se si guarda  al Cristianesimo come la religione della pietà, fidando in un Dio misericordioso e giusto, sempre pronto a perdonarci per le nostre colpe, come si spiega che il peccato mortale conduce alla dannazione eterna? Quale Dio misericordioso potrebbe farci questo? Essere condannati ad un’eternità di supplizio per aver commesso dei peccati, sia pure atroci, schiavi di un corpo che istintivamente soggiace alle leggi della natura, un corpo corruttibile e corruttore che ci è stato dato proprio da quel Dio, nostro unico giudice, nel cui cuore a dispetto di una briciola di misericordia alberga una crudeltà senza limiti, non è contraddizione?

Dio non può essere così e quindi il Cristianesimo che lo rappresenta si basa sulla demagogia, sulla menzogna e sull’irrazionalità.

02

Narciso e Boccadoro di Hermann Hesse

L'opera ci rivela il pensiero di Hesse in tutta la sua interezza, unitamente ad una trama e uno sviluppo narrativo avvincenti.  Una vita spesa in riflessioni e studi sull'esistenza, può aiutare  nella ricerca del nostro posto nel mondo, ma la vita, con i suoi problemi e le sue ambasce è la vera via  per trovare se stessi e solo in questa maniera ci si può avvicinare al creato, a Dio. Stupefacente è la narrazione dei vagabondaggi di Boccadoro, e lo studio antropologico del vagabondo. 

Dal testo: "Non soggetti ad alcuno, dipendenti solo dalle vicende dell'atmosfera e della stagione, senza una meta davanti a sé, senza un tetto sopra di sé, in possesso di nulla, esposti a tutti gli eventi, i vagabondi conducono la loro vita semplice e coraggiosa, misera e forte.

Sono i figli di Adamo, dell'uomo cacciato dal Paradiso, e sono i fratelli degli animali, degl'innocenti, dalla mano del cielo prendono ora per ora ciò che vien loro dato: sole, pioggia, nebbia, neve, caldo, e freddo, benessere e indigenza; per loro non esiste il tempo, la storia, non esiste una mira, e neppure quell'idolo dello sviluppo e del progresso, nel quale credono così disperatamente quelli che hanno una casa.

Un vagabondo può essere delicato e rozzo, ingegnoso o melenso, coraggioso o pauroso, ma nel cuore è sempre un fanciullo, vive sempre come al primo giorno, avanti l'inizio di ogni storia universale, e la sua vita sarà sempre guidata da pochi, semplici istinti e bisogni.

Può essere intelligente o sciocco; avere coscienza profonda della fragilità e caducità d'ogni vita, della povertà ed ansietà con cui ogni essere porta il suo tantino di sangue caldo attraverso il ghiaccio degli spazi, o solo seguire puerilmente e avidamente i comandi del suo povero stomaco...sempre egli è il contrapposto e il nemico del possidente e del sedentario, che lo odia, lo disprezza e lo teme, perché non vuole che gli si rammenti tutto questo: la fugacità d'ogni esistenza, il continuo avvizzire d'ogni vita, la morte gelida e inesorabile, che riempie intorno a noi l'universo".

 

03

Il Processo di Franz Kafka

Il processo  è un romanzo incompiuto scritto fra il 1914 e il 1915, pubblicato postumo.  Max Brod, amico di Kafka, ebbe il manoscritto nel 1920, e sebbene lo considerasse come la più grande opera dello scrittore, vi apportò alcune piccole modifiche per compensarne delle lacune. Brod, andando contro la volontà di Kafka che voleva l'opera fosse bruciata dopo la sua morte, pubblicò il romanzo nel 1925.

In una edizione successiva, nella prefazione è scritto: “Il romanzo, che Max Brod ricevette nel 1920 dall’autore sotto forma di manoscritto, è incompiuto. Alcuni capitoli frammentari, che avrebbero dovuto trovare la loro collocazione prima del capitolo conclusivo, vennero da lui separati dal romanzo, basandosi su quanto dichiarato da Kafka, e cioè che questo processo in idea è a dire il vero incompiuto e che le sue ulteriori peripezie non avrebbero apportato più nulla di essenziale al senso fondamentale della questione.

Il Processo è un capolavoro astratto, redatto in uno stile surreale e cervellotico, a volte delirante, che indirizza il lettore verso molteplici interpretazioni. E' imperniato sull’ambiguo e problematico tema della giustizia, amministrata e regolata da manovellismi e ingranaggi che non ci è dato conoscere, e l’uomo, nella rete della giustizia, pur munito della ferrea volontà di uscirne, è travolto da procedure misteriose e inesplicabili che lo gettano in un mondo di apprensioni e di paure.

Solo conoscendo appena un poco i veleni della burocrazia si può apprezzare questo capolavoro, denso di angosciante suspense.

04

1984 di George Orwell

Un libro che ti mette di fronte al tuo "non essere nulla", in una società dove si è costantemente spiati e condizionati da un potere di cui si avverte l'esistenza, ma non se ne ha contezza. E’ un libro distopico, felicemente definito come la guerra del pensiero. Vi si descrive una società futuribile che si muove in ambiti regolati da ordinamenti sociali conducenti alla totale, apocalittica degenerazione della psiche umana, usando manipolazioni psichiche somministrate con i più allucinanti sistemi, quali l’obbligo di parlare con un linguaggio particolare; leggere la storia, opportunamente riscritta per  essere condizionata all’attualità del presente (perché chi controlla il passato, controlla il presente e quindi il futuro); la repressione sessuale per creare un popolo di gente isterica, insoddisfatta, tendente alla violenza, facilmente indirizzabile verso la politica dittatoriale di Stato, e tutto questo sotto il controllo costante del Grande Fratello che, attraverso migliaia di monitor televisivi, sparsi ovunque, fin dentro le case, riesce a spiare tutto quello che accade.

E’ stato inserito tra i venticinque migliori libri scritti del ‘900.

05

Pian della Tortilla di John Steinbeck

Il primo e, secondo me, il migliore dei suoi successi. Un inno all'amicizia e al rispetto che ne discende.

06

Le braci di Sandor Marai

Nel romanzo si narra una storia vecchia come il tempo, nata insieme agli uomini, l’attrazione fatale verso cose proibite, inaccessibili, ancor più sentita se si intravede una breccia nel muro dell’inaccessibilità,  ma qui la pulsione non è fisica, bensì spirituale, rivolta al desiderio in sé, inteso nella sua intrinseca essenza.

Il Generale, uomo di elevato ceto sociale e considerevolmente abbiente, è convinto che Krizstina, sua moglie, sia insidiata dal suo migliore amico Konrad, di modeste condizioni economiche, il quale, folgorato dalla passione e da questa reso succube, arriverà a puntargli un fucile contro, ma non sparerà. Quest’azione sarà interpretata dal Generale come prova evidente delle intenzioni di tradimento del suo amico.   Il comportamento di Konrad, nel non far partire il colpo, agli occhi del Generale e della stessa Krizstina, sarà interpretato come vigliaccheria, la cui analisi è la parte più interessante del romanzo, dove Marai affronta i problemi psicologici di Konrad che l’hanno condotto a quella scelta, e soprattutto l’Autore vuole comprendere, se la presunta vigliaccheria ci fu, di che natura sia stata. Ci si chiede invece, se il non compiere l’ultimo fatale gesto abbia rappresentato un atto nobile e coraggioso, con la conseguenza di dover affrontare una vita di solitudine, di lontananza dagli affetti più cari e di preclusione ad una esistenza piena di amore, e se non sia stato, al tempo stesso, un gesto di rettitudine morale rinunciando ad un mènage di vita appagante, ma inequivocabilmente saprofitico.

Assolutamente da leggere!

 

 


 

07

Il bell'Antonio di Vitaliano Brancati

A mio avviso il libro italiano del '900 più bello. Una descrizione magistrale delle pulsioni della Sicilia laico-democristiana degli anni cinquanta. Incomparabile la descrizione del profilo psicologico del sig. Alfio, siciliano doc, padre di Antonio.

Un vero capolavoro.

08

Diceria dell'untore di Gesualdo Bufalino

Libro non facile a leggersi, per la propensione dell'Autore ad inserire nel testo neologismi e termini di uso non comune, tanto che per poter leggere il romanzo si deve avere accanto un dizionario. Però, questa pecca a parte, il libro di una bellezza ineguagliabile e geniale, oltre che drammaticamente vero, immerge il lettore nel senso di colpa di cui è vittima il protagonista, per il solo fatto di essere stato fortunato laddove gli altri non lo sono stati. La fortuna, o il destino, può ingenerare dei sensi di colpa? Sembrerebbe di sì!

 

09

Diario di un genio di Salvador Dalì

Impossibile, inaccettabile e ovviamente surreale, ma come il titolo promette, opera di un genio inarrivabile.

Da leggersi assolutamente, per conoscere dove la gente comune non arriverà mai a pensare.

10

De profundis di Oscar Wilde

Wilde in una prosa perfetta, pur nella sua verbosità incisiva, ci mostra come un reprimenda feroce può al contempo essere elegante e spirituale, senza mai scendere nella volgarità.          

11

Festa mobile di Ernest Hemingway

Opera postuma. Un romanzo di Hemingway diverso dagli altri, dove l'autobiografia non è sottintesa, e forse per questo lui non volle pubblicarlo. Non penso sia il suo lavoro più bello, ma sicuramente è quello che maggiormente ci avvicina al grande scrittore, e poi...ci fa innamorare di Parigi.

12

Il gioco delle perle di vetro  di Hermann Hesse

E’ stato l’ultimo lavoro  e il più intenso dei capolavori dello scrittore tedesco, iniziato nel 1931 e dato alle stampe nel 1943. Un romanzo che poggia su un mondo di fantasia, regolato da una società altrettanto fantastica, Castalia, una comunità utopistica, protetta da alte mura che la isolano dal mondo esterno, dove si studiano scienze, arti, filosofia. I residenti, intellettuali dotti e acculturati nelle più svariate discipline, si sfidano in un gioco basato su una sintesi di tutto lo scibile umano, consistente nello stabilire relazioni fra soggetti che apparentemente sembrano non avere attinenza, come un brano musicale e un principio matematico. Elemento di spicco nella comunità è il Magister Ludi, il massimo rango. Nel libro sono trattati i temi cari all'Autore, quali la contrapposizione tra Spirito e Vita, tra teoria e pratica, già espressi nei suoi due precedenti capolavori Siddharta e Narciso e Boccadoro. E’ l'opera più complessa di Hermann Hesse, quella che mette in luce la profondità della sua filosofia, e al tempo stesso, insieme a La Montagna incantata di Thomas Mann rappresenta l'espressione più alta  del romanzo tedesco del Novecento. Contribuì in maniera determinante a fargli vincere il Nobel per la letteratura nel 1946.

13

Buio a mezzogiorno di Arthur Koestler

Leggendo le pagine di Buio a mezzogiorno, si comprende cosa significhi vivere in un Paese amministrato da un governo di stampo stalinista. Un'opera fondamentale per capire la storia.

14

Post Office di Charles Bukowski

Dissacrante, eccessivo, spudorato, ma vero. Realistico e affascinante, scritto con il linguaggio parlato. Leggendolo ti viene il sospetto che Henry Chinaski, il protagonista del romanzo, potresti essere tu. Perché no? 

15

Sonata a Kreutzer di Leone Tolstoj

Romanzo breve di Tolstoj, dove sono esaminati gli aspetti più intimi e reconditi dell’animo umano.

E’ il monologo di un uomo che descrive la sua vita di marito e padre, mettendone in mostra le verità, in termini crudi e concreti, demandando ad altri siti l’aulicità dell’amore coniugale e le relative gioie. Una lunga dissertazione sulle varie fasi della vita a due, dall’innamoramento al fidanzamento, al matrimonio, al ménage familiare, disquisendo su ognuna di queste tappe, mostrandone soprattutto, a discapito degli aspetti positivi che sono comunque menzionati, le negatività, sempre molto aspre e realistiche.

C’è nella fattispecie, una chiara vena di pessimismo che non viene mai meno sino alla fine e le colpe di cui si autoaccusa il protagonista a nulla valgono ad affievolirne il senso.

Forse anche per la brevità, ma sicuramente per l'eccellente prosa, il racconto si legge tutto d’un fiato e quando si arriva alla fine è impossibile non immergersi in riflessioni che riguardano la condizione umana.

16

Groviglio di vipere di François Mauriac

 

Groviglio di vipere di François Mauriac è un'opera di altissima qualità letteraria, di critica verso persone legate all'autore da rapporti di intimità, stilata nello stile della reprimenda, secondo una critica feroce che tende a mettere in risalto le peculiarità negative del carattere delle persone interessate. Ho letto altri lavori simili scritti da autori non meno illustri e mi riferisco a De profundis di Oscar Wilde e Lettera al padre di Kafka.

De profundis è probabilmente quello scritto in maniera più accattivante, forse più bella. Lettera al padre è sicuramente la più feroce, proprio perché rivolta al genitore e contiene le critiche più forti che si possano indirizzare a un padre, ma entrambe sono caratterizzate da una mancanza quasi totale di una visione introspettiva dell'animo dello scrivente. In esse non si dà mai peso, o almeno molto poco, alle negatività caratteriali di chi inveisce. Sono a senso unico, vanno in un'unica direzione. Mauriac invece ha fatto un lavoro superiore a quello di Wilde e di Kafka, per il semplice motivo che la sua opera è  a doppio senso, inveendo contro le persone oggetto della sua critica, delle quali vuole evidenziare la loro pochezza d'animo, ma è altresì rivolta contro se stesso, mettendo in risalto anche le asperità del proprio carattere, dei propri sentimenti, secondo il concetto realistico che la verità non sta mai da una parte o dall'altra, ma sempre nel mezzo e quindi nelle sue pagine fa altalenare  questi concetti negativi che riguardano a volte i soggetti cui lui è interessato e a volte se stesso, quasi soppesando quali delle due critiche, delle due negatività, la sua e quella degli altri, sia la più forte, la più  grande e quale sia l'una l'effetto e l'altra la causa. Mauriac non nasconde mai che la malignità, la cattiveria delle persone che lui redarguisce, sebbene di natura caratteriale, innata, spinale, sia generata inevitabilmente come effetto di una sua personale, più intensa e più cruda angolosità spirituale, perchè lui è un mostro e sapendo di esserlo come tale si dipinge. Non c'è niente di aulico in lui, è pienamente cosciente di essere una persona cattiva, avida, avara, calcolatrice, egoista, egocentrica, schiavista e di conseguenza anche se mai lo ammette palesemente, lascia intendere che tutto quello che di negativo c'è nei suoi figli, in sua moglie, nei suoi nipoti, sia sostanzialmente una loro triste difesa verso la brutalità che è insita nel suo animo.

Groviglio di vipere in questa chiave di lettura, come opera letteraria e antropologica è senz'altro più viscerale, più completa e superiore in intensità a De profundis e a Lettera al padre.

17

Vij di Nicolaj Gogol

Racconto lungo, di genere riconducibile a quello della fiaba russa, ma con una decisa vena di romanticismo. Al tempo stesso è di genere horror e in questo Gogol è superbo, riuscendo a infondere nell'animo del lettore irrequietezza e terrore come mai, in letture simili, nemmeno in Poe, mi era accaduto di riscontrare.

"Da quello che deve succedere, non c’è scampo", è la morale del racconto, ma questa accomodante filosofia non salvò Ho Choma (il protagonista) dal suo destino e sebbene questo fosse logico per la sua concezione fatalistica dell’esistenza, egli non fu dispensato dalla sofferenza della sua inevitabile fine.

Il fatalismo può anche giustificare una situazione... però solo giustificarla, perché l’atto finale non può essere demandato.

Ciò che deve accadere, accade comunque, che si abbia paura o no, che lo si voglia o no.

L'ineluttabilità delle cose ci sovrasta e ci domina a prescindere da sillogismi e sofismi di vario tipo.

18

À rebours di  Joris-Karl Huysmans

Joris-Karl Huysmans,  scrittorepoetagiornalistacritico letterario, del XIX secolo coltiva la passione per l'arte, e con la mentalità del dandy, svolge l'attività di critico. Conosce Émile Zola, ed entra subito in sintonia con il Movimento Naturalista, ma se ne distaccherà definitivamente con la pubblicazione di À rebours, dove vi sono evidenti riferimenti autobiografici, primo tra tutti la volontà di astensione sessuale che l’Autore dopo i 22 anni di età praticò sino alla morte. Huysmans ammira Baudelaire e lo considera il poeta più grande in assoluto, perché la sua poesia, unica tra tutte, ha raggiunto “le regioni dell’anima dove si ramificano le vegetazioni mostruose del pensiero”, ed è attratto da Schopenhauer per la sua cruda maniera di criticare i mali spirituali dell’esistenza, da cui discende la visione negativa della vita che deborda nell’ipocondria spirituale. Però l'impossibilità di Schopenhauer di non trovare rimedi per questa deriva intima fa sì che Huysmans se ne distacchi, per avvicinarsi sempre più alla Chiesa e alle sue regole, segnando così un cammino verso la propria conversione religiosa, che Jean Floressas Des Esseintes, interprete del romanzo invece non raggiungerà.

Des Esseintes sente prepotentemente il bisogno di allontanarsi da Parigi, dove vive una vita dedita al lusso e ai piaceri fisici, perché è ormai insofferente dell’industrializzata società borghese, pregna di volgarità e di false verità. Stanco del rapporto inappagante con i suoi simili, intende troncare ogni relazione sociale, cercando rifugio in un'esistenza solitaria, fuori dal tempo, dedicandosi alla scoperta di virtuali sofisticati piaceri, artificialmente creati, perché la Natura non lo affascina più, anzi la trova insipida, irrealizzativa e insufficentemente dotata di mezzi per potersi esprimere in fattive meraviglie.

Des Esseintes cercherà allora con artifizi di procurarsi piaceri e godimenti, ricorrendo alla scienza, all’alchimia, al più spinto modernismo, soggiacendo ad un gusto estetico estremo, al limite del grottesco. Des Esseintes è un dandy e il dandismo è la sua filosofia di vita, esasperata e decadente.

Tutto ciò però, in preda ad una nevrosi inarrestabile, lo condurrà sull’orlo della pazzia e dovrà, per ritrovare la perduta serenità, reimmergersi nella vita sociale. 

Su di un ordito essenziale ed asciutto della trama, l'autore crea una complessa composizione narrativa. Definisce ogni particolare nei minimi dettagli, utilizzando un lessico ricco e inusuale, con un'interminabile sequela di descrizioni e virtuosismi narrativi che conducono il lettore verso lande permeanti di misticismo, e soprattutto di estetica parossistica che ammalia e affascina per  eleganza e raffinatezza. 

À rebours è universalmente considerato il manifesto del Decadentismo Europeo.

19

Viaggio al termine della notte di Louis-Ferdinand Céline

Un libro bellissimo, marchiato dai più come nichilista, ma se per nichilismo s’intende svuotare di significato, annullare l’essenza dei sentimenti e degli stati d’animo che si agitano in noi, in Viaggio verso la notte, Céline  seguendo un percorso autocritico verso il buio più profondo della sua anima, di fatto non ci conduce al nulla, tantomeno ci indirizza sulla strada del negazionismo, ci fa approdare invece ove nascono e si generano le miserie dell’uomo,  le sue necessità, dove nasce la sua solitudine, e allora il libro è tutt’altro che nichilista, assurgendo a cruda constatazione di ciò che è l’uomo. Per Céline la notte è la notte dell'uomo.

Una delle opere letterarie più importanti del Novecento, un libro che abbisogna di più di una sola lettura, tanto è denso di significati e di interpretazioni, un romanzo ironico, a volte persino comico e per questo drammatico, perché niente è più drammatico della commedia umana.

Chi ama la lettura non può esimersi dal leggerlo.

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